“Per il referendum della Giustizia, preferibilmente andremo al voto nella seconda metà di marzo“, lo ha spiegato il ministro Carlo Nordio in un’intervista a Il Corriere della Sera, in cui ha tentato di spiegare cosa ci attenderà nei prossimi mesi. Il Guardasigilli ha confermato che per il momento la data del referendum non è stata decisa, per cui non vi sono certezze sulle tempistiche.
La decisione di anticipare il voto a marzo, dopo che inizialmente si era optato per aprile e maggio, non sarebbe però legata al risultato del sondaggio realizzato nelle scorse settimane, secondo cui i consensi per la riforma sarebbero scesi più il tempo sarebbe passato. Interrogato sulla questione, il ministro ha sostenuto che la situazione sarebbe inversa, in quanto l’esecutivo sarebbe convinto che più la popolazione sarà informata sul contenuto della riforma, più vi saranno possibilità che la riforma passi.
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Sul tema, poi, non è mancato un riferimento alla campagna per il “No” iniziata dall’Associazione nazionale magistrati (Anm). Nordio ha spiegato di essersi sempre detto particolarmente aperto alla possibilità di un confronto con i magistrati. Questi, però, non sarebbero stati altrettanto disponibili. Il Guardasigilli ha sostenuto che le spiegazioni date dalla magistratura non sarebbero plausibili.
Nordio: “Io sono aperto a qualunque confronto”
“Dapprima hanno detto che non volevano assumere una posizione politica poi, siccome avevano partecipato a dibattiti con politici, hanno corretto il tiro, dicendo che va bene discuterne con altri politici, ma non con esponenti del governo“, ha ricordato il ministro, sostenendo di essere convinto che l’Anm semplicemente non voglia un confronto con chi questa riforma l’ha ideata.
Il Guardasigilli ha infatti aggiunto: “Presumo e auspico che per coerenza i magistrati non si confrontino con nessun altro esponente di partito, altrimenti significherebbe che teme un dibattito pubblico con il ministro della Giustizia“. Nordio, comunque, anche senza confronto è pronto a chiarire alcuni punti chiave della riforma. All’interno del suo libro sul referendum, il ministro ha deciso di rispondere a tutte le domande a cui non è riuscito a dare una risposta in Parlamento.
Interpellato sul perché non abbia tenuto un confronto pubblico al Senato o alla Camera, Nordio ha sostenuto che in quel modo si sarebbe aperto un dibattito piuttosto lungo che non avrebbe permesso di rispettare i tempi, facondo quindi slittare la riforma del premierato. Inoltre, si sarebbe rischiato di far rieleggere il prossimo Csm con i vecchi criteri. Secondo Nordio, poi, sarebbe proprio l’elezione del Csm a preoccupare i magistrati che dal suo punto di vista temono il sorteggio dei componenti laici.
Nordio: “Richiesta di cambio quesito è inattesa”
In ogni caso, Nordio ha spiegato che il governo, in linea con la riforma, è pronto ad aprirsi a tutti i contributi, compresi quelli dell’Anm. Una sorta di dialogo finalizzato alla creazione di una riforma che sia il più agevole per tutti coloro che ne saranno interpellati. Sull’iniziativa della raccolta firme di privati che intendono depositare un nuovo quesito referendario, Nordio ha spiegato che si è trattato di un’iniziativa inattesa, in quanto “il quesito è molto semplice: un sì o un no a una riforma, senza possibilità di modifiche“.
Sull’ipotesi che dietro questa richiesta vi sia una possibile regia politica, il Guardasigilli ha negato. “So soltanto che l’iniziativa è superflua. Il quesito non può cambiare“, ha sostenuto con durezza.
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