consorzio arcale

Nordio difende il referendum: “Non è per punire magistratura e non avrà effetti sulla politica”

A prendere la difese dell'azione del governo c'è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, il quale ha auspicato che presto "la demonizzazione lasci il posto al confronto civile, proprio di una vera democrazia"

7 Min di lettura

La riforma non avrà e non deve avere effetti politici“, ha chiarito il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nel corso del suo intervento all’inaugurazione dell’Anno giudiziario a Milano. Un’occasione che ha visto il tema del referendum sulla separazione delle Carriere divenire centrale, anche in considerazione delle polemiche che continuano a rincorrersi da mesi.

Il Guardasigilli si è espresso senza mezzi termini chiarendo, che sia la riforma che il referendum non sono stati fatti “a favore o contro nessuno“, né per “punire la magistratura o rafforzare il governo“. Un tentativo di fare chiarezza nel mare magnum di opinioni contrastanti che si stanno facendo strada su questi temi. Nordio ha anche sottolineato che, se dovesse vincere il sì, allora l’esecutivo darebbe immediatamente inizio ad un dialogo con la magistratura, l’avvocatura e il  mondo accademico, al fine di discutere la gestione della seconda parte della riforma, che riguarda le norme attuative.

Nordio: “Nessuno vuole sminuire compiti del Parlamento”

È irriverente verso il Parlamento attribuire una volontà che nessuno ha mai voluto“, ha sostenuto in riferimento alla teoria per cui la riforma punta a porre la magistratura sotto il controllo del potere esecutivo. La parola “blasfemia” è stata ripetuta più volte dal Guardasigilli che, in riferimento alle critiche ricevute, ha sostenuto di credere che questo sia il termine più corretto da utilizzare in riferimento alle polemiche delle ultime settimane.

Ovviamente la blasfemia non è soltanto una offesa verso la divinità. È un’offesa verso una istituzione sacra e poiché io ritengo il Parlamento come istituzione sacra“, ha quindi spiegato Nordio, chiarendo quindi di credere che quanto finora detto contro la riforma e il lavoro del suo ministero sia da ritenersi “irriverente“.

Le critiche alla riforma della Giustizia da parte della magistratura

Proprio oggi, il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario a Napoli, ha sostenuto che si trattasse di “un termine inappropriato“, in particolare perché il ministro della Giustizia è un uomo colto che conosce la sfumature della lingua italiana. Il procuratore ha poi voluto mettere in chiaro un aspetto della questione: “Tutte queste riforme sulla giustizia che stanno facendo non servono assolutamente a velocizzare i processi e a dare risposte alle persone che hanno bisogno di giustizia“.

Una posizione piuttosto simile a quella del il presidente della Corte  d’Appello di Milano, Giuseppe Ondei, il quale oggi ha sostenuto che la riforma della Giustizia “non inciderà in alcun modo sui tempi della giustizia, non la renderà più efficiente e non contribuirà a eliminare gli errori“. Ondei ha chiarito di non avere la competenza di emettere valutazioni, ma ha specificato che in un contesto come quello della cerimonia per l’apertura dell’Anno Giudiziario è necessario “fare chiarezza tecnica su alcuni aspetti che stanno emergendo dal pubblico dibattito e che sono del tutto fuorvianti“.

Il riferimento è alla necessità di far comprendere ai cittadini quali saranno i possibili sviluppi di questa riforma. “Purtroppo chi vorrà separarsi o divorziare, dovrò ancora attendere anni per vedere sciolto il vincolo matrimoniale“, ha dichiarato il presidente della Corte costituzionale, portando un esempio pratico. “Si continuerà, infatti, a lavorare con carenze di organico che globalmente sfiorano nel Distretto di Milano il 40% e che ogni giorno riusciamo a fronteggiare solo grazie allo spirito di sacrificio che alberga nei tanto vituperati dipendenti pubblici“, ha voluto poi aggiungere con una certa asprezza.

Sono molti altri i nomi del mondo giudiziario che si sono espressi sul tema, chiarendo la loro posizione. Giuseppe Amato, procuratore generale della Corte d’Appello di Roma, ha sostenuto che il dialogo tra magistratura e governo “è stato compromesso” e che molte altre iniziative sarebbero state bloccate per favorire la riforma della separazione delle carriere.

Questo è indubbiamente mortificante per la categoria“, ha spiegato, chiarendo che una categoria mortificata “può correre il rischio di chiudersi in se stessa e, proprio perché separata, può finire con il perdere il senso proprio della posizione di parte imparziale“. Durissimo anche il presidente della corte d’appello di Palermo Matteo Frasca, il quale ha sostenuto che all’interno del dibattito sul referendum “si sta utilizzando strumentalmente il nome di Giovanni Falcone“.

Il riferimento è al fatto che il magistrato aveva posto il tema della separazione tra quelli di rilievo nel quadro della diversa professionalità richiesta alla magistratura requirente dal nuovo codice di procedura penale. Secondo Frasca, però, Falcone non sarebbe stato un sostenitore della riforma, ma l’avrebbe solamente posta all’attenzione degli addetti ai lavori come argomento sul quale confrontarsi.

Mantovano: “Se c’è sì al referendum, avvieremo dialogo con magistratura”

A prendere la difese dell’azione del governo c’è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, il quale ha auspicato che presto “la demonizzazione lasci il posto al confronto civile, proprio di una vera democrazia“. Allo stesso tempo, ha ricordato l’importanza che il verdetto del referendum sia accolto con rispetto e serenità da entrambe le parti, in quanto proverrà dalla volontà del popolo italiano.

Anche il sottosegretario, come Nordio, ha chiarito che nel caso della vittoria del sì, allora il governo si metterà immediatamente al lavoro per attuare un dialogo con la magistratura e le altre parti interessate. “Il governo non ha la pretesa di proporre al Parlamento le norme attuative senza un confronto tecnico e di merito con la magistratura e con l’avvocatura, come ieri in Cassazione ha  sottolineato il ministro della Giustizia“, ha concluso con convinzione Mantovano.

© Riproduzione riservata

TAGGED:
Condividi questo Articolo
consorzio arcale

Avvertenza legale sulle immagini

Alcune delle immagini pubblicate all’interno di questa testata giornalistica sono tratte da fonti online liberamente accessibili. Tali immagini non sono in alcun modo utilizzate per finalità commerciali e i relativi diritti restano di esclusiva titolarità dei rispettivi aventi diritto.

Nonostante le verifiche preventive effettuate dagli autori (incluse, a titolo esemplificativo, l’analisi di metadati, Exif, watermark, loghi o altri segni distintivi), qualora la pubblicazione di un contenuto grafico dovesse risultare lesiva di diritti di proprietà intellettuale o di altri diritti soggettivi, la redazione, su richiesta del titolare, si impegna a rimuoverlo immediatamente o, ove richiesto, a indicarne correttamente l’attribuzione.

Eventuali segnalazioni possono essere inoltrate all’indirizzo e-mail: proprietaintellettuale@ildifforme.it.

In caso di accertata violazione, la redazione adotterà senza indugio ogni misura necessaria alla cessazione della stessa.