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Niscemi, Giannelli a Valditara: “Proroghe dei tempi per l’iscrizione a scuola”

La situazione a Niscemi è delicata. Il presidente ANP, Antonello Giannelli chiede al ministro Valditara di attenzionare le famiglie del luogo concedendo delle proroghe dei termini di iscrizione alle scuole del territorio

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Una combinazione letale di fattori geologici, climatici e antropici. È questa la miscela che ha provocato la frana che ha colpito Niscemi, trasformando in pochi giorni una crisi annunciata in un disastro umano e urbano. Un evento scientificamente prevedibile e, secondo molti, colpevolmente non prevenuto, che ha costretto circa 1500 persone a lasciare le proprie case e ha inflitto ferite profonde ad un territorio fragile. Il 25 gennaio, dopo un’allerta iniziata a metà gennaio, la situazione a Niscemi è precipitata: un tratto, di circa 4 km, della collina su cui poggiava il paese è crollato trascinando con sé strade, edifici e certezze. Una vasta area del centro abitato è diventata zona rossa. Da allora, Niscemi vive sospesa

Nel mezzo di una città ferita e di famiglie improvvisamente senza dimora, l’emergenza ha iniziato a colpire anche ambiti apparentemente lontani dal dissesto, come quello scolastico. Proprio per questo, ieri, 3 febbraio, il presidente ANP (Associazione Nazionale Dirigenti Pubblici e Alte Professionalità della Scuola) Antonello Giannelli, ha inviato una lettera al ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara. L’obiettivo è chiaro: richiamare l’attenzione del Ministro sulle difficoltà concrete vissute dagli abitanti del comune di Niscemi. Famiglie sfollate, abitazioni inagibili, sistemazioni temporanee e una quotidianità stravolta rendono estremamente complessa la partecipazione alle attività di orientamento e alle procedure di iscrizione scolastica per l’anno 2026/2027.

Per questo L’ANP ha chiesto una proroga dei termini di iscrizione, limitata alle scuole del territorio colpito, affinché il diritto all’istruzione possa essere esercitato senza l’ansia di scadenze incompatibili con una situazione di emergenza. Un appello di buon senso, che riconosce come l’emergenza non si esaurisca nella messa in sicurezza del territorio, ma investa anche il futuro dei più giovani.

Ma cosa è successo davvero a Niscemi?

Dal punto di vista tecnico, quanto si è verificato prende il nome di “scivolamente roto-traslazionale lento“. Un fenomeno che avviene in presenza di un terreno argilloso che lascia penetrare l’acqua e la trattiene. I terreni attorno a Niscemi presentano proprio questa caratteristica. Dopo i giorni di piogge ininterrotte provocate dal ciclone Harry, i terreni hanno perso resistenza meccanica e hanno gradualmente iniziato a deformarsi divenendo instabili. A questo si è aggiunto anche il fattore umano: edifici, infrastrutture, strade, reti idriche e fognarie hanno probabilmente alterato l’equilibrio idrico del terreno amplificando un precesso già in atto. Il risultato è stato un crollo che ha lasciato interi isolati sospesi sul vuoto, con abitazioni affacciate su un baratro improvviso.

La tensione però non è ancora allentata. Come ha dichiarato ieri il capo della Protezione civile Fabio CicilianoLa frana è ancora in movimento, anche se la velocità sta rallentando“. Una precisazione che pesa come un macigno: per molte case, soprattutto quelle situate a 50 metri dal precipizio, nella prima fascia della zona rossa, il rientro appare al momento improbabile. A rendere il quadro ancora più cupo, nella giornata di ieri, è precipitata anche l’auto simbolo della frana, diventata negli ultimi giorni l’immagine plastica di un territorio che scivola via. E da questa mattina ha ricominciato a piovere. L’acqua cade su un terreno già saturo, fragile e instabile.

A Niscemi, oggi, la paura non è solo quella di un nuovo crollo ma quella dell’attesa, dell’incertezza e del tempo sospeso. È la consapevolezza che anche quando la terra smetterà di muoversi, ricucire ciò che si è spezzato sarà un lavoro lungo, delicato e tutt’altro che scontato.

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