Netanyahu riaccende le tensioni: “La guerra non è finita, i nostri nemici si riarmano”

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Nel giorno dell’incontro con l’inviato Usa, Jared Kushner, il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, ha annunciato di essere convinto che la guerra non sia affatto finita. “Coloro che cercano di farci del male si stanno riarmando. Non hanno rinunciato al loro obiettivo di distruggerci“, ha dichiarato nel corso del suo intervento alla Knesset, come riportato dal Times of Israel.

Il premier dello Stato ebraico ha ribadito che l’obiettivo resta quello di disarmare Hamas e smilitarizzare Gaza. “Accadrà nel modo più facile, o accadrà nel modo più difficile. Ma accadrà“, ha poi ribadito, sottolineando un concetto già espresso in passato. Israele è determinato a far rispettare gli accordi di cessate il fuoco a Gaza e in Libano “con il pugno di ferro“, ha poi aggiunto particolarmente convinto, citando gli attacchi che stanno avvenendo in queste settimane nel Paese dei cedri. “Faremo del male ha chiunque cercherà di distruggerci“, ha concluso Netanyahu.

Netanyahu e l’incontro con Kushner

Il premier ha poi celebrato i successi finora raggiunti, con le operazioni militari che hanno permesso, insieme alla pressione diplomatica esercitata su Hamas dagli Usa di Donald Trump, di riportare a casa tutti gli ostaggi vivi e la stragrande  maggioranza degli ostaggi caduti. In questo modo, secondo il primo ministro, è stata evitata quella che ha definito una “resa dolorosa“.

Nel corso dell’incontro con Kushner, il capo del governo israeliano ha affrontato sia la fase 1 che la fase 2 della tregua, come dichiarato la portavoce dell’ufficio di Netanyahu, Shosh Bedrosian. “La fase due include anche l’istituzione della forza internazionale di stabilizzazione, i cui dettagli, ovviamente, sono in fase di discussione“, ha poi aggiunto.

L’inviato Usa è arrivato a Gerusalemme a un mese dall’entrata in vigore del cessate il fuoco a Gaza, con l’obiettivo di fare il punto della situazione. La prima fase del piano non è ancora conclusa, in quanto mancano all’appello i corpi degli ultimi quattro ostaggi israeliani che Hamas deve ancora restituire. Inoltre, resta da sciogliere il nodo dei circa 200 miliziani che sono ancora intrappolati nel tunnel di Rafah dal lato israeliano della Linea Gialla.

Sul tavolo c’è anche la proposta Usa che prevede che i combattenti si arrendano e depongano le armi in cambio dell’amnistia o dell’esilio all’estero, mentre i tunnel in cui si trovano saranno distrutti. Una soluzione piuttosto simile a quella presentata dall’Egitto, che aveva proposto anche un passaggio sicuro verso il suo Paese. Hamas ha però sottolineato che i suoi uomini non hanno intenzione di arrendersi all’Idf, ma sono pronti ad “affrontare positivamente” la questione. Gerusalemme è comunque convinta che la mediazione Usa permetterà di risolvere la questione.

Anche la Turchia starebbe svolgendo un ruolo cruciale, avendo offerto un passaggio sicuro ai 200 miliziani, che però Ankara considera “200 civili di Gaza“. Una posizione che, però, non ha affatto soddisfatto Israele.

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