Partecipare o non partecipare al Board of Peace per Gaza? Questo è il dilemma che ormai da giorni affligge Giorgia Meloni. Il Presidente del Consiglio si trova nuovamente a dover far fronte ad un dilemma politico ed etico, sempre riguardante i suoi rapporti con gli Stati Uniti di Donald Trump e l’Unione europea di Ursula Von der Leyen.
Il premier non ha molto tempo per prendere la sua decisione. Oggi, il titolare della Casa Bianca atterrerà in Svizzera per prendere parte al Forum economico internazionale di Davos. Oltre al suo intervento, probabilmente concentrato sulla questione groenlandese, sembra che il presidente degli Usa voglia sfruttare il summit per annunciare la nascita della Commissione di pace per Gaza.
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Si tratta di un organismo sovranazionale che si occuperà di controllare la Striscia al fine di evitare che possano nascere nuove tensioni mediorientali. Il tutto all’interno della fase 2 del piano di pace che è stato firmato da Israele e Hamas lo scorso settembre. Il Board sarà presieduto dal Tycoon in persona e avrà al suo interno una serie di leader mondiali, compresi Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin. Una serie di nomi che hanno fatto storcere il naso a più di qualche leader europeo.
I dubbi di Meloni sul Board of Peace
La questione, quindi, è piuttosto complessa e per tutta una serie di motivi. Innanzitutto, a preoccupare il premier è un fattore interno all’Italia e collegato alla nostra Costituzione. L’articolo 11 della nostra Carta costituzionale prevede che l’Italia possa aderire a trattati sovranazionali, ma solamente “in condizioni di parità con gli altri Stati“, come nel caso dell’Onu. Il Board of Peace, invece, sarebbe sottoposto proprio al presidente degli Stati Uniti. Una situazione complessa su cui il Quirinale sembra stia concentrando la sua attenzione. Meloni dovrà quindi fare attenzione per non incappare in una grave questione di incostituzionalità.
A questa problematica si aggiunge una problematica legata ai rapporti tra Giorgia Meloni e Trump. Nel caso in cui il premier decidesse di non aderire al Board si troverebbe a dover dare spiegazioni al presidente Usa. Il piano di Meloni potrebbe essere quello di sfruttare la conferenza di Davos, a cui l’Italia di Meloni in passato non ha mai preso parte, per avere proprio un bilaterale con il Tycoon. In questo modo, il premier manterrebbe i suoi rapporti con il titolare della Casa Bianca e, al contempo, potrebbe annunciare di non voler prendere parte al Board.
Così, accontenterebbe anche i membri della sua maggioranza. Forza Italia di Antonio Tajani non è affatto convinta della partecipazione dell’Italia per due specifiche ragioni. Innanzitutto, l’Italia nel caso si troverebbe insieme alla Russia di Putin e alla Bielorussia di Lukashenko, in secondo luogo dovrebbe versare un miliardo di euro per aderire.
Inoltre, sembra che anche Francia a Finlandia siano intenzionate a non prendere parte al Board. L’Italia, quindi, rischia di trovarsi in una commissione in cui mancano leader europei moderati. Una possibilità che potrebbe creare problematiche anche al rapporto tra Giorgia Meloni e Ursula Von der Leyen. La presidente della Commissione europea, infatti, si trova già a gestire un rapporto complesso con il titolare della Casa Bianca sul piano dei dazi e della questione dell’Artico.
Nel bel mezzo di questa incertezza, l’ipotesi principale resta quella di un viaggio dell’ultimo momento a Davos così da incontrare il Tycoon prima del Consiglio europeo straordinario convocato per reagire alle minacce del presidente Usa. Inoltre, Meloni sarebbe in attesa anche di un possibile incontro tra Von der Leyen a Trump. Un bilaterale che potrebbe sbloccare una serie di possibili nuove vie di mediazione tra il Vecchio e il Nuovo continente.
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