Il governo diGiorgia Meloniprosegue a gonfie vele verso il traguardo dei cinque anni di governo. In carica dall’ottobre del 2022, il Presidente del Consiglio è rimasta saldamente ancorata alla poltrona per più di due anni e mezzo. L’esecutivo di centrodestra ha resistito a tutti gli attacchi, alle crisi e alle insofferenze, scalando piano piano la classifica dei governi più longevi della storia italiana.
Dopo il traguardo dei 1000 giorni di governo, raggiunto lo scorso giugno, Meloni si avvia verso una stagione di nuovi successi. Il primo è in arrivo tra soli 8 giorni:il prossimo 12 agosto, infatti,l’esecutivo sostenuto da una maggioranza di centrodestra compirà 1.025 giorni alla guida del Paese, superandodi fatto l’esecutivoRenzie guadagnandosi quindi il quarto posto nella classifica.
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Da lì,a soli due mesi di distanza, supererài 1.093 giorni diBettino Craxi. Quello di Meloni sarà presto il terzo governo più longevo della storia italiana. Il vero ostacolo, però, sono i due governi di Silvio Berlusconi. Obiettivi che a molti sembrano inarrivabili, ma su cui il primo ministro potrebbe aver messo gli occhi. In fin dei conti,per battere il secondo governo Berlusconi, durato ben 1.412 giorni,il Presidente del Consiglio deve rimanere in carica fino al 4 settembre 2026.
Un obiettivo che potrebbe non essere eccessivamente difficoltoso per FdI, che ha dimostrato di saper gestire una maggioranza che strappa ma che poi ricuce sempre. Se le opposizioni dovessero rimanere così evanescenti, poi,Meloni dovrebbe temere solo colpi interni. O dal Quirinale. L’ipotesi di uno scontro con il Colle, infatti, non può essere del tutto esclusa.
Fino ad oggi, il governo non ha avuto eccessivedivergenze con la Presidenza della Repubblica. Qualche piccolo screzio, risolto sempre nel giro di pochi giorni e sepolto poi al di sotto di una coltre di belle parole. Eppure, il pericolo di una frattura più profonda, di un passo troppo lungo per il percorso di Meloni è sempre dietro l’angolo. E già oggi, sembra che i primi segnali di una potenziale futura crisi facciano capolino alla porta del governo.
Meloni e la potenziale crisi col colle: la frattura sul dl Sport
A creare un certo scompiglio sonodue decreti legge, quello sull’Economia e quello sullo Sport. Nel primo caso, il Quirinale ha ritenuto “non prioritari“, in quanto estranei alla materia trattata dal provvedimento, circa un centinaio di emendamenti. Il governo ha però deciso di procedere con cinque di essi, approvandoli in commissione Bilancio alla Camera nella notte tra martedì e mercoledì. Al Colle, però, la notizia non è sfuggita e al governo è arrivato il messaggio informale per cui senza modifiche il decreto non avrebbe ottenuto l’Ok del Presidente della Repubblica. In poche ore, quindi, i cinque emendamenti sono scomparsi.
Per quanto riguarda il dl Sport, invece, a creare frizione è l’articolo 9 quater del decreto. Questo consente aSport e Salute, società controllata dallo Stato, di essere presente nei comitati dei grandi eventi sportivi che ricevono finanziamenti pubblici superiori ai 5 milioni di euro. Il quirinale ha sottolineato comela materia non abbia carattere di urgenza, per cui non può essere inserita in un decreto. Un commento che al governo non è piaciuto affatto, tanto che la questioneSport e Salutepotrebbe essere un terreno di scontro piuttosto complesso.
L’Esecutivo avrebbe iniziato a pensare che le interferenze del governo siano eccessive, per cui si riflette sulla possibilità di non modificare il decreto. In questo senso, quindi, si aprirebbero due strade diverse e piuttosto preoccupanti. Il primo caso vedeil Capo dello Stato che non controfirma il decretoe lo rinvia alle Camere con una copiosa richiesta di modifiche. Uno scenario drammatico che causerebbe una crisi difficile da gestire e che quindi sembra materialmente non applicabile.
Il secondo èil via libera del Colle, accompagnato però da una lunga lettera firmata da Sergio Mattarella, indirizzata alla presidente del Consiglio e ai presidenti delle Camere in cui espone i suoi rilievi. Il centrodestra, però, potrebbe non farsi trovare impreparato. L’ipotesi è possa essere tirato in ballo l’articolo 74 della Costituzione per sottolineare come il Colle abbia un potere sospensivo ma non di veto. Infatti,se dopo il rinvio le Camere decideranno di approvare il provvedimento per la seconda volta,allorail Quirinale non potrà fare altro che approvarlo.
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