Atreju, Meloni: “Da sinistra macumbe, si portano sfiga da soli. Schlein? Chi scappa non ha contenuti”

Il premier chiude la kermesse di FdI: orgoglio, politica estera e ovviamente stoccate alla sinistra

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Sale sul palco e saltella con le braccia al cielo (di nuovo). Giorgia Meloni tira le fila di Atreju nelle vesti di leader di FdI, ma anche dell’operato del governo nelle vesti di premier. Esordisce ringraziando i presenti, “numerosi e orgogliosi con le nostre bandiere davvero mi ripaga di ogni giorno impossibile, di ogni notte passata senza dormire, di ogni fine settimana passato a lavorare per cercare quanto di meglio possiamo per questa nazione“.

Cala il sipario sulla kermesse del partito e il premier in un discorso fiume tocca tutti i dossier al centro del dibattito bipartisan, saltando però anche qualche spina nel fianco che ancora permane tra lavoro, tasse e sanità. Si concede qualche stoccata qua e là alle opposizioni e mantiene il fil rouge della dedizione, della battaglia e delle idee da difendere.

E’ il coraggio che ci ha portato fin qui nel senso etimologico del termine, deriva dal latino con il cuore“, afferma Meloni citando Blaise Pascal che scriveva “il cuore ha ragioni che la ragione non comprende“. Un cuore che definisce “puro, e finché lo sarà non avremo nulla da temere, ci sarà sempre qualcuno che raccoglie il testimone per rompere gli schemi del passato“.

Insomma, formule da statista che sfociano in un continuo riferimento ai leader dell’opposizione, dai quali di distanzia parlando di “macumbe“: “Se la portano da soli, una sfiga che manco la carta della pagoda nel marcante in fiera“. Poi l’affondo con riferimento diretto alla grande assente tra gli ospiti dei panel della kermesse, la segretaria del Pd, Elly Schlein.

Questo è il luogo in cui tutte le idee hanno diritto di cittadinanza, dove Nietzsche e Marx si davano la mano, direbbe Antonello Venditti, dove il valore delle persone si misura sui contenuti e dove chi scappa dimostra di non avere quei contenuti“, rimarca il premier mettendo il dito nella piaga: “Il presunto campo largo lo abbiamo riunito noi ad Atreju e l’unico che dovrebbe federarli non è venuto”.

Arrivano i ringraziamenti ai leader che hanno preso parte al confronto, da Giuseppe Conte, a Renzi, Bonelli, Calenda, Marattin e Magi ma anche ovviamente alla dem: “Che con il suo nannimorettismo ‘mi si nota di più se vengo o sto in disparte o se non vengo per niente’ ha comunque fatto parlare di noi“.

E così, dopo qualche spintarella a Schlein, che nel mentre stava intervenendo all’assemblea del Pd, Meloni si focalizza sui vari temi al centro dei dibattiti e vola Oltreoceano. “Ci sono state valutazioni molto allarmate perché Trump ha detto in maniera più decisa che gli Usa intendono disimpegnarsi e gli europei devono organizzarsi per difendersi da soli: buongiorno Europa, per ottant’anni abbiamo appaltato la nostra sicurezza pensando che questo giorno non sarebbe venuto e che fosse gratis“.

Ma così non è, “aveva il prezzo del condizionamento“, aggiunge il presidente del Consiglio rimarcando e ricordando come “la libertà ha un prezzo e noi che al contrario di altri non abbiamo mai amato le ingerenze straniere da qualsiasi parte arrivino abbiamo sempre preferito una costosa libertà a una costosissima e apparentemente comoda servitù“.

Una considerazione che Meloni declina non solo in Bruxelles ma anche all’opposizione a Roma. “La cosa assurda è che la stessa sinistra che accusa noi di sudditanza verso gli americani poi nei fatti chiede agli americani che non rinuncino a considerarci subalterni e a trattarci da subalterni. Perché loro sono così, a loro il padrone gli piace“, stigmatizza il premier ricordando come “prima quando c’era il Partito Comunista italiano era Mosca, poi è diventato Parigi, Berlino e Bruxelles. Vanno bene pure gli americani, però finché governano i democratici, quando arrivano i repubblicani cambiano idea“.

Le ultime battute, però, sono quelle intrise di orgoglio, non personale, bensì dell’intera comunità meloniana: “Fregatevene della Meloni, tanto questo governo rimane in carica fino alla fine della legislatura, i governi passano ma le leggi rimangono e incidono sulla vostra vita. Votate per voi stessi e i vostri figli“. Cala il sipario con l’inno di Italia.

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