Durissime le parole del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni dopo le manifestazioni contro le Olimpiadi che ieri hanno attraversato Milano. Un corteo nazionale, composto da migliaia di persone, ha sfilato contro quelli che i promotori definiscono “giochi olimpici insostenibili“, contro la presenza dell’Ice in Italia, contro il nuovo pacchetto sicurezza appena approvato dal Cdm e, ancora una volta, per la Palestina. Un concentrato di rivendicazioni che, secondo la premier, ha finito per trasformarsi in tutt’altro.
Meloni non usa mezzi termini: mentre c’è chi lavora affinché i Giochi olimpici funzionino e l’Italia di presenti al mondo come un Paese organizzato e credibile, “bande di delinquenti, nemici dell’Italia e degli italiani“- così li definisce – riempiono gli schermi televisivi internazionali con immagini di scontri e caos. Non dissenso, ma un danno all’immagine nazionale. Un’accusa che arriva in un momento politicamente sensibile, a pochi giorni dagli scontri di Askatasuna a Torino, che hanno accelerato l’iter del nuovo decreto sicurezza.
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Proprio in questo contesto, Meloni ribadisce la sua piena solidarietà alle Forze dell’ordine, chiamate ancora una volta a gestire situazioni ad alta tensione. Anche a Milano, come a Torino, non sono mancati momenti di tensione tornati però più facilmente sotto controllo.
Le manifestazioni contro le Olimpiadi a Milano
Quella di ieri è stata la prima grande manifestazione nazionale dopo i fatti di Torino e il timore che potesse ripetersi ciò che ha riempito per giorni le cronache nazionali, ha catalizzato l’attenzione di istituzioni e cittadini. Il corteo è partito da piazzale Medaglie d’Oro, tra cordoni di polizia in assetto antisommossa, sigle antagoniste, associazioni e studenti. A guidarlo uno striscione dal messaggio chiaro: “Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne“.
Il percorso, che ha attraversato corso Lodi e ha sfiorato il Villaggio Olimpico. è rimasto inizialmente ordinato, seppur punteggiato da qualche azione di protesta. La situazione si è però accesa nei pressi dell’ex Scalo di Porta Romana, dove alcuni manifestanti hanno acceso fumogeni e fatto esplodere fuochi d’artificio in direzione dei binari.
Nel quartiere Corvetto poi, una parte del corteo si è staccata. Incappucciati con caschi e protezioni, alcuni partecipanti si sono diretti verso la tangenziale Est, lanciando bottiglie, petardi e altri oggetti contro le forze dell’ordine. La risposta è stata immediata: cariche di contenimento e idranti per disperdere il gruppo. In poco tempo la situazione è tornata sotto controllo e la manifestazione si è conclusa in viale Brenta.
Le parole di Meloni tra sdegno e ferite aperte
La manifestazione di ieri si inserisce in una settimana di mobilitazioni continue a Milano. Giovedì 5 febbraio, il passaggio della fiaccola olimpica accanto all’Università Statale era stato accompagnato da presidi e contestazioni. Il giorno successivo, alcuni attivisti del Comitato insostenibili Olimpiadi hanno occupato l’ex Palasharp di Lampugnano, destinato a ospitare le “Utopiadi”. Ieri mattina, infine, oltre mille studenti avevano sfilato in corteo contro la presenza dell’Ice alle Olimpiadi.
Tutte le iniziative che, prese singolarmente, non hanno causato gravi problemi di ordine pubblico. Ma il loro accumularsi alimenta un clima di preoccupazione e nervosismo crescente. Lo sdegno espresso da Meloni fotografa un timore ormai radicato nell’opinione pubblica: ogni manifestazione, anche quando nasce come pacifica, porta con sé il rischio di esasperazioni e derive violente. E in un evento come le Olimpiadi, osservato da tutto il mondo, l’ordine pubblico diventa qualcosa di più di una questione interna: è il termometro della stabilità e dell’affidabilità nazionale.
Per la premier, garantire sicurezza non è solo risposta ai disordini, ma una scelta politica precisa: difendere l’immagine dell’Italia mentre si prepara a salire su uno dei palcoscenici internazionali più esposti. Una linea dura, che divide, ma che il governo rivendica come necessaria.
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