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Meloni incontra Kushner e cerca la sponda Usa sugli asset russi: ancora ambiguità sull’invio di armi a Kiev

Intanto, per domani si attende il voto della bozza di risoluzione che il centrodestra voterà domani alla Camera. Un testo che prevede alcune modifiche, in particolare per quanto riguarda lo sblocco degli asset russi, chiedendo "solide basi giuridiche e finanziarie" e lo scorporo delle garanzie dal patto di stabilità

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Giorgia Meloni è arrivata ieri sera a Berlino per partecipare alla cena di lavoro tra leader europei e il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, che ha fatto seguito all’incontro tra la delegazione americana e quella ucraina. Una visita di appena due ore, fondamentale però per avere contatti con entrambe le sponde dell’Atlantico.

Il premier si è incontrata privatamente con Jared Kushner, l’inviato speciale Usa e cognato di Donald Trump, al fine di avere una visione completa della situazione attuale. Nello specifico, la situazione da risolvere riguarda gli asset russi congelati in Europa. La Commissione europea vorrebbe utilizzarli per rendere più sostenibile il sostegno a Kiev. Una posizione su cui l’Italia resta scettica. Innanzitutto, tale decisione esporrebbe al rischio di una rappresaglia economica da parte di Mosca; in secondo luogo, renderebbe i rapporti con gli Usa più complessi.

Anche ieri, infatti, Washington ha ribadito di voler impiegare i beni russi bloccati non per finanziare il conflitto, ma per la ricostruzione delle città distrutte dalla guerra. Il tema, comunque, dovrà essere affrontato il prossimo giovedì in un Consiglio europeo pieno di incognite e tensioni. Nel corso della cena di lavoro, Meloni è seduta tra il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, e il leader europeo, Volodymyr Zelensky. La situazione non è semplice, ne sono consapevoli tutti i commensali presenti.

Meloni sui Volenterosi: i nodi da risolvere

Manca l’unanimità sull’iniziativa dei Volenterosi. Roma ha firmato la dichiarazione che affida il compito di gestire una forza di pace multinazionale al gruppo, ma ha dichiarato ancora una volta di non voler inviare soldati italiani in Ucraina. Anche stavolta, quindi, non c’è una posizione chiara da parte del nostro Paese. Il Presidente del Consiglio, però, si ritiene soddisfatta dell’apertura statunitense sulle garanzie di sicurezza basate sul modello dell’articolo 5 della Nato. Una proposta che Meloni aveva presentato ormai mesi fa, ma su cui non c’era stato il via libera degli Usa.

Intanto, per domani si attende il voto della bozza di risoluzione che il centrodestra voterà domani alla Camera. Un testo che prevede alcune modifiche, in particolare per quanto riguarda lo sblocco degli asset russi, chiedendo “solide basi giuridiche e finanziarie” e lo scorporo delle garanzie dal patto di stabilità. Quest’ultimo passaggio è fondamentale per non compromettere l’uscita dell’Italia da una procedura di deficit eccessivo.

Meloni sceglie la linea cauta sull’invio di armi all’Ucraina

Inoltre, vi sono de dubbi anche sull’entrata di Kiev nell’Unione europea. Nella dichiarazioni non si fa esplicitamente il nome dell’Ucraina, ma il soggetto sembra chiaro quando si parla di “realizzare un processo di allargamento europeo a valle di un processo graduale basato sul merito e sulla realizzazione delle riforme“. Prima dell’entrata dell’Ucraina, Meloni vorrebbe dare preferenza all’Albania e poi ai Balcani.

Inoltre, nella dichiarazione mancano riferimenti ai finanziamenti militari riservati al Paese invaso dalla Russia. Un tentativo di non spazientire la Lega, con Matteo Salvini che anche ieri è tornato a chiedere prudenza sull’invio di nuove armi in un momento così delicato. Dopo quasi quattro anni di guerra, secondo il segretario del Carroccio, è necessario disinnescare e procedere verso un cessate il fuoco e non continuare ad alimentareil conflitto.

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