Meloni frena sullo Stato palestinese e indigna le opposizioni: “È sudditanza verso Netanyahu”

La via di Meloni non è però condivisa dalle opposizioni italiane, le stesse che ormai da due giorni spingono per il riconoscimento dello Stato della Palestina anche da parte di Roma. Tra i primi a commentare la decisione del premier di procedere con più cautela rispetto alla Francia, c'è il leader del M5S, Giuseppe Conte. "Diamo atto a Giorgia Meloni di un raro gesto di coerenza", mentre Schlein invoca una posizione simile a quella spagnola e francese

7 Min di lettura

Riconoscere o non riconoscere loStato della Palestina? Questa volta, il dilemma non sembra esistere.Giorgia Meloniha affidato a Repubblica il suo pensiero sulla decisione del presidente francese, Emmanuel Macron, di riconoscere il territorio invaso da Israele come uno Stato sovrano. “Controproducente“, è questa la parola utilizzata dal Presidente del Consiglio, che prosegue cauta sul percorso a ostacoli che ormai è divenuta la gestione del conflitto mediorientale.

Da un lato le immagini, i video e le testimonianza che giungono dalla Striscia di Gaza. Morte, devastazione, sofferenza e fame, che fanno rabbrividire l’Occidente. Dall’altro, la consapevolezza dellostretto rapporto esistente tra Italia e Israele. Ogni piccolo strappo, ogni mossa non adeguatamente pensata potrebbe rivelarsi catastrofica.

Così, l’Italia sceglie la via della cautela riproponendo ancora una volta la soluzione dei “Due popoli, due Stati“. In questo senso, quindi, il nostro Paese vorrebbe condizionare il riconoscimento dello Stato palestinese alla soluzione dei due Stati che si riconoscono vicendevolmente. Un’ipotesi che però è stata duramente contestata dalle opposizioni, in primis dalla segretaria del Pd,Elly Schlein: “Una dichiarazione incomprensibile, visto chelo Stato di Israele già esiste, mentre l’altro è illegalmente occupato“.

Meloni ad Addis Abbeba, Tripodi a New York per l’Onu: i primi passi per conciliare

Il timore del Presidente del Consiglio è che, riconoscendo “qualcosa che non esiste“, si rischi di convincersi che una problematica è risolta, mentre non lo è. In altre parole,finché l’organizzazione di Hamas opererà sul territorio palestinese non sarà possibile riconoscere lo Statodella Palestina. Una mossa che rema contro la decisione francese, che per il momento non è seguita neanche da Germania o Regno Unito, e che esorta a riflettere su una posizione più diplomatica e soprattutto più ponderata.

Intanto, Palazzo Chigi ha dimostrato ancora una volta l’interesse e l’impegno per la risoluzione del conflitto. Oltre all’invio di altri 10 milioni di euro per gli aiuti umanitari a Gaza, Giorgia Meloni e il viceministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, sonoin viaggio in direzione Addis Abbebaper prendere parte al vertice dell’Onu sui sistemi alimentari.

Quasi in contemporanea, la sottosegretaria degli Affari Esteri,Maria Tripodi, raggiungerà New York per partecipare alla conferenza Onuper la “risoluzione pacifica della questione palestinese e per l’attuazione della soluzione a due Stati“. Un’apertura verso Macron, con cui negli ultimi mesi si è verificato un riavvicinamento. La posizione italiana, comunque, resta inconciliabile con quella francese. Almeno dal punto di vista politico.

La via di Meloni verso la pacificazione del Medio Oriente, senza strappi

Palazzo Chigi è dunque al lavoro per una soluzione negoziata che possa mettere d’accordo più Paesi europei possibili. In considerazione delritiro della delegazione Usa dal Qatar, in cui erano in corso i negoziati per la fine del conflitto nella Striscia si Gaza, l’Ue deve comprendere che posizione vuole assumere nella questione.

Giorgia Meloni sembra avere le idee chiare: sono 3 le direttrici principali da seguire per assicurare una pacificazione del territorio mediorientale. Innanzitutto, procedere con lasoluzione dei due popoli due Stati, ovvero riconoscere la Palestina quando questa riconoscerà Israele. Poi, ènecessario riformare l’Unrwa, ovvero l’agenzia per le Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi. Infine, serve procedere con unapresa di posizione più marcata nei confronti di Hamas, con l’indicazione anche delle “organizzazioni terroristiche affiliate“.

L’insoddisfazione delle opposizioni

La via di Meloni non è però condivisa dalle opposizioni italiane, le stesse che ormai da due giorni spingono per il riconoscimento dello Stato della Palestina anche da parte di Roma. Tra i primi a commentare la decisione del premier di procedere con più cautela rispetto alla Francia, c’è il leader del M5S,Giuseppe Conte. “Diamo atto a Giorgia Meloni di un raro gesto di coerenza“, ha tuonato con un certo sdegno, sostenendo che il primo ministro italiano si “tolta la maschera” per poi procedere ad un “atto di sudditanza verso il criminale di guerra Netanyahu“.

Accusa piuttosto simili a quelle che Meloni solitamente riceve per il suo rapporto con il presidente degli Usa, Donald Trump.Elly Schlein ha invece tirato nuovamente in ballo la Spagna di Pedro Sanchez, sottolineando come questa, insieme a Norvegia e Francia abbia già proceduto al riconoscimento. “Non voltiamoci dall’altra parte“, ha invece tuonato il leader di Avs,Angelo Bonelli, sostenendo che il rifiuto di procedere sarebbe “unatto di codardia e servilismo“.

A dare un sostegno importante alla decisione di Giorgia Meloni c’è il leader della Lega,Matteo Salvini. Il vicepremier si è infatti allineato alle parole del Presidente del Consiglio, sottolineando che procedere ora al riconoscimento dello Stato della Palestine equivarrebbe a “un regalo ad Hamas, un regalo ai terroristi islamici“. Prima di procedere con questo importante passo è infatti fondamentale procedere alla liberazione degli ostaggi e allo scioglimento dell’organizzazione terroristica palestinese. “È come se ai tempi noi avessimo ragionato con le Brigate rosse“, ha concluso durissimo.

In questo caso, dunque, la posizione italiana è chiarissima e lo scontro è tutto a livello nazionale. Le opposizioni chiedono di più al governo italiano, accusato di essere rimasto troppo a lungo immobile sulla questione palestinese. Ora, però, è arrivato il momento di agire eGiorgia Meloni vuole prendersi tutto il tempo necessario per comprendere quali saranno le implicazioni di ognipotenzialesceltadel Paese. In fin dei conti, il premier lo ha chiarito qualche settimana fa: “Per me ogni giorno, è come un lancio col paracadute“.

© Riproduzione riservata

Condividi questo Articolo

Avvertenza legale sulle immagini

Alcune delle immagini pubblicate all’interno di questa testata giornalistica sono tratte da fonti online liberamente accessibili. Tali immagini non sono in alcun modo utilizzate per finalità commerciali e i relativi diritti restano di esclusiva titolarità dei rispettivi aventi diritto.

Nonostante le verifiche preventive effettuate dagli autori (incluse, a titolo esemplificativo, l’analisi di metadati, Exif, watermark, loghi o altri segni distintivi), qualora la pubblicazione di un contenuto grafico dovesse risultare lesiva di diritti di proprietà intellettuale o di altri diritti soggettivi, la redazione, su richiesta del titolare, si impegna a rimuoverlo immediatamente o, ove richiesto, a indicarne correttamente l’attribuzione.

Eventuali segnalazioni possono essere inoltrate all’indirizzo e-mail:proprietaintellettuale@ildifforme.it.

In caso di accertata violazione, la redazione adotterà senza indugio ogni misura necessaria alla cessazione della stessa.