Giorgia Meloni ha lasciato il Giappone nel corso della notte italiana, imbarcandosi su un volo che la porterà in Corea del Sud, a Seul, dove lunedì è previsto un incontro con Lee Jae-myung. Anche in questo caso, come i due precedenti in Oman e a Tokyo, al centro dell’incontro vi sarà il rafforzamento dei rapporti commerciali e politici tra i due Paesi al fine di formare un’alleanza che sia più forte delle influenza esterne di questo periodo.
Il momento storico-politico attuale è caratterizzato da incertezza e frammentazione. Due caratteristiche che sono più che deleterie per qualunque forza politica statale. Una serie di difficoltà che sembrano aumentare sul piano del diritto internazionale.
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Dopo l’operazione Usa in Venezuela, l’Occidente ha iniziato a temere un possibile attacco, seguito da una vera e propria annessione, nei confronti della Groenlandia. Un’ipotesi che finora il premier Meloni ha sempre respinto, chiarendo che dal suo punto di vista Trump starebbe semplicemente ponendo l’attenzione sulla zona dell’Artico, ultimamente troppo ignorata dalle potenze europee.
Meloni: “Artico deve essere una priorità della Nato e dell’Europa”
Nel corso di un punto stampa in Giappone, poco prima della sua partenza, Meloni ha chiarito di non essere del tutto contraria all’invio di soldati italiani nell’isola dell’Artico. Il Presidente del Consiglio ha però spiegato che la questione deve essere in ogni caso gestita all’interno dell’Alleanza Atlantico, in quanto la Groenlandia va considerata un territorio di responsabilità della Nato.
“La questione che gli americani pongono è una questione seria, ovviamente, e credo che il ragionamento di rafforzare la nostra presenza sia un ragionamento sicuramente necessario da fare all’interno dell’Alleanza Atlantica“, ha quindi spiegato il premier, chiarendo che ogni tipo di decisione dovrà essere approvata al di sotto dell’egida atlantica.
Inoltre, secondo Meloni non deve essere compiuto l’errore di credere che quello che stanno mettendo in atto gli altri Paesi europei, ovvero l’invio di truppe sul territorio groenlandese, sia guidato da “una volontà divisiva“. Al contrario, questi starebbero cercando di rispondere all’allarme lanciato dalla Nato stessa, che ha già definito il territorio groenlandese come “strategico“, riconoscendone l’importanza in questo esatto momento storico.
Meloni: “Nessuna ufficialità su mia presenza nel Board of Peace di Gaza”
Il Presidente del Consiglio ha poi trattato anche la questione mediorientale. Rimanendo in tema Trump, Meloni ha spiegato di non aver ancora ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sulla sua presenza all’interno del Board of Peace, ovvero la Commissione per la pace voluta da Trump per gestire il passaggio del governo di Gaza dall’Anp a un ente riformato e non radicalizzato.
La Commissione sarebbe formata da 12 membri e sembra che il premier italiano sia tra questi. “L’Italia ha dato la sua disponibilità ad avere un ruolo di primo piano nella realizzazione e la costruzione del piano di pace per il Medio Oriente“, ha confermato Meloni, aggiungendo però di voler attendere comunicazioni ufficiali prima di approfondire il tema.
“Quello che posso dire è che la consideriamo una occasione unica in un contesto che sicuramente è molto complesso e molto fragile“, ha poi aggiunto con una certa convinzione, ricordando l’importanza della considerazione statunitense e della possibilità di poter partecipare ad un processo politico così fondamentale per gli equilibri geopolitici attuali.
Meloni: “Con Takaichi nessun riferimento a Trump”
Per quanto riguarda i rapporti con l’amministrazione statunitense, invece, Meloni ha voluto mettere in chiaro un passaggio del suo intervento con la premier giapponese Sanae Takaichi. Nel punto sei della dichiarazione congiunta Italia-Giappone, in cui si parla della preoccupazione per l’innalzamento di barriere commerciali, “non si fa riferimento alle politiche di Donald Trump“. Un chiarimento che sembra voler preservare, ancora una volta, i delicati rapporti tra Roma e Washington.
Meloni ha spiegato che il riferimento era sia al fatto che il Giappone tende a non acquistare prodotti agroalimentari italiani, sia alle pratiche commerciali sleali e alla sovraccapacità produttiva messa in pratica da alcuni Paesi e che mette in difficoltà il nostro. Nulla quindi che abbia a vedere con i dazi di Trump, ritenuti scorretti dall’inquilina di Palazzo Chigi, ma non abbastanza da citarli nel suo intervento a Tokyo.
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