Ridimensionare la portata politica della vittoria dell’AfD e, soprattutto, evitare di sovrapporla alla crescita di Futuro Nazionale e alla vicenda di Roberto Vannacci. Sarebbe questa la linea che sta prendendo forma a Palazzo Chigi dopo il risultato delle regionali in Sassonia-Anhalt.
La preoccupazione ai vertici dell’esecutivo non manca ma l’obiettivo della premier Giorgia Meloni sarebbe soprattutto quello di evitare che il risultato tedesco alimenti nuove polemiche all’interno della maggioranza italiana. Le analogie tra i due scenari, tuttavia, vengono osservate con attenzione, anche per le possibili lezioni da trarre in vista dei prossimi mesi.
Tra i ragionamenti che circolano nel centrodestra c’è in particolare quello di non ripetere gli errori attribuiti a Friedrich Merz e alla Cdu nella gestione dei rapporti con l’AfD. Secondo questa lettura, isolare politicamente Vannacci per le sue posizioni e per le sue nostalgie del Ventennio rischierebbe di rafforzarne il consenso, anziché ridimensionarlo.
Il confronto con l’AfD e il caso Vannacci
La posizione che emerge da Fratelli d’Italia è quella di un contrasto politico a Vannacci soprattutto perché l’ex generale si è collocato all’opposizione del governo e può quindi sottrarre consensi al centrodestra, più che per la costruzione di un vero e proprio “cordone sanitario” democratico.
Una linea che trova riscontro nelle parole del capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami. Interpellato sulla vittoria dell’AfD, ha mantenuto un atteggiamento prudente: “Non è una valutazione positiva o negativa. Quando gli elettori si esprimono, il risultato va accettato sempre e comunque“.
Ancora più esplicita la posizione di Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia-Ecr al Parlamento europeo. In un’intervista al Secolo d’Italia, Fidanza ha sostenuto che la Cdu “non è riuscita ancora a trovare la giusta lettura per arginare Afd“, aggiungendo che la demonizzazione del partito “non sta funzionando e anzi sta portando acqua al mulino” di Alternative für Deutschland.
Merz in difficoltà, Meloni guarda a Berlino
La vittoria dell’AfD potrebbe però avere ripercussioni anche sul peso politico di Merz in Europa. Un indebolimento del cancelliere tedesco rischierebbe infatti di ridurre una delle sponde su cui Meloni ha potuto contare negli ultimi mesi nella gestione di diversi dossier sensibili a Bruxelles.
Allo stesso tempo, la pressione esercitata dall’AfD potrebbe spingere il governo tedesco a irrigidire alcune posizioni, soprattutto sul tema dell’immigrazione. Per Meloni questo potrebbe rappresentare, almeno in parte, un elemento favorevole, visto che proprio in queste ore la premier insiste sulla necessità di proteggere i confini esterni dell’Unione europea.
“È possibile preservare lo spazio Schengen solo se si difendono gli spazi esterni dell’Unione e se tutti fanno la loro parte nella lotta ai trafficanti“, ha sostenuto Meloni.
Una maggiore rigidità tedesca sui migranti potrebbe però tradursi anche in una crescente pressione su Roma per l’accoglienza dei cosiddetti “dublinanti“, cioè i migranti entrati nell’Unione europea attraverso l’Italia e successivamente trasferitisi in altri Paesi. Un tema particolarmente delicato per il governo anche in prospettiva elettorale.
Salvini e Tajani, nuove tensioni nella maggioranza
Mentre Meloni osserva gli sviluppi tedeschi e ribadisce il sostegno all’Ucraina per una pace “giusta e duratura“, nella maggioranza proseguono le tensioni tra gli alleati. A Matteo Salvini è stato chiesto di commentare le parole del vicepremier Antonio Tajani, secondo cui il successo dell’AfD rappresenterebbe un problema. Il leader della Lega ha respinto questa lettura: “Le elezioni non sono mai un problema“.
Salvini ha richiamato il principio democratico, sostenendo che anche una eventuale vittoria di Marine Le Pen alle presidenziali francesi non dovrebbe essere considerata un problema ma semplicemente il risultato della volontà degli elettori.
Una posizione che finisce per avvicinarsi a quella sostenuta dallo stesso Vannacci e che evidenzia una delle difficoltà politiche con cui il leader della Lega deve fare i conti: la concorrenza dell’ex generale sul terreno della destra più radicale. Il risultato tedesco diventa così anche un nuovo banco di prova per il centrodestra italiano, stretto tra la necessità di mantenere i rapporti con i partner europei e quella di gestire gli equilibri interni alla maggioranza senza alimentare ulteriormente la competizione a destra.
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