A 82 anni dalla strage di Sant’Anna di Stazzema, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella richiama il Paese al dovere della memoria e alla difesa dei valori democratici. “Le guerre sono tornate a gettare la loro ombra sui nostri giorni”, osserva Mattarella, evidenziando il riaffacciarsi di “volontà di potenza e propositi di dominio” che oggi possono manifestarsi anche attraverso forme nuove.
Il riferimento alla strage assume così un significato ancora più profondo. La mattina del 12 agosto 1944, reparti delle SS, con la complicità dei fascisti, uccisero donne, anziani e bambini a Sant’Anna e nelle frazioni di Stazzema. Per Mattarella quel massacro rappresenta “un simbolo dell’abisso in cui le guerre possono precipitare”, fino alla cancellazione della dignità umana e alla trasformazione dell’altro in un nemico da annientare.
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Nel messaggio, la memoria viene indicata come una responsabilità collettiva che riguarda ogni generazione. Mattarella la definisce anche “atto di liberazione che si rinnova”, sottolineando che la vittoria sul nazifascismo aprì la strada alla rinascita dell’Italia e dell’Europa. Le conquiste civili e democratiche, tuttavia, non possono essere considerate definitive, ma devono essere continuamente difese e consolidate attraverso la consapevolezza e l’impegno.
Il presidente richiama quindi il ruolo delle testimonianze e delle coscienze capaci di trasmettere alle nuove generazioni le esperienze e i valori maturati dalla storia. In particolare, indica la necessità di respingere violenza e odio, insieme a ogni forma di disprezzo per il pluralismo e per l’identità delle persone. È un richiamo alla dignità individuale e alla convivenza democratica, principi che costituiscono uno dei fondamenti della Repubblica nata dalla Resistenza.
Infine, nel ricordare la comunità di Stazzema, Mattarella evidenzia la capacità di trasformare il dolore in una nuova fiducia nel futuro. Dopo la tragedia, l’Italia e l’Europa hanno costruito un percorso fondato su pace, libertà, democrazia, uguaglianza dei diritti e progressiva integrazione. È proprio questo percorso, secondo il capo dello Stato, a rappresentare il riscatto rispetto alle pagine più terribili della storia.
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