Festa della donna, Mattarella: ‘Il conto tra la Repubblica e le donne non è ancora alla pari’

Questa mattina, alla cerimonia a Montecitorio per la Giornata internazionale della Donna, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha tenuto un intenso discorso: tra riconoscimento dei progressi raggiunti e richiamo alle responsabilità ancora aperte, quella delineata è un'immagine realistica dell'attuale condizione della donna in Italia

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Questa mattina alPalazzo del Quirinalela cerimonia per lacelebrazione della Giornata Internazionale della Donna. Nella sala gremita siedono molte donne di tutte le età: professioniste, lavoratrici, rappresentanti delle istituzioni, del mondo della cultura, della scuola e dell’impresa. Molte ascoltano in silenzio, con lo sguardo attento; altre trattengono l’emozione mentre scorrono le parole del capo dello Stato. All’evento partecipano le più alte cariche istituzionali, tra cui il presidente della RepubblicaSergio Mattarella, la presidente del Consiglio,Giorgia Meloni, il presidente della Camera,Lorenzo Fontanae la vicepresidente del Senato,Licia Ronzulli.

È proprio il discorso del capo dello Stato a segnare il momento più intenso della cerimonia. Mattarella parla con il suo tono pacato ma fermo, scandendo le parole con lentezza e rispetto. Nella sala cala un silenzio profondo mentre il presidente alternariconoscimento dei progressi raggiuntierichiamo alle responsabilità ancora aperte.

Il discorso di Sergio Mattarella

Il presidente ha ricordato quanto la storia del Paese sia stata segnata dal contributo delle donne, ma anche quante opportunità siano state perdute nel passato: “Quante risorse, quanti talenti abbiamo perduto nel corso dei tempi passati. La sfida riguardamilioni di donne: lavoratrici, professioniste, madri di famiglia”.

Secondo Mattarella, il cammino verso la parità non potrà dirsi concluso finché alle donne verrà chiesto, esplicitamente o implicitamente, diadeguarsi a modelli di comportamento maschiliper vedere riconosciute le proprie capacità. Nel suo intervento il capo dello Stato ha anche sottolineato come la presenza femminile nelle istituzioni e nel mondo del lavoro non sia semplicemente una questione numerica ma “èil segno di una Repubblica che riconosce e valorizza tutte le energie migliori di cui dispone”.

Un passaggio particolarmente significativo è arrivato quando Mattarella ha parlato del rapporto tra lo Stato e le donne nella storia repubblicana: “La Repubblica ha dato molto alle donne. Le donne hanno dato molto alla Repubblica, ma il conto non è ancora alla pari”. Il presidente ha poi indicato con chiarezzagli ostacoli ancora presenti: il divario salariale, la scarsa presenza femminile nei ruoli apicali delle aziende, le difficoltà di conciliare lavoro e vita familiare e, soprattutto, la violenza di genere.

Mattarella sulla violenza di genere

Su questo tema il tono del discorso si è fatto ancora più grave e ha detto: “Appare paradossale doversi occupare sovente di violenza di genere. Eppure, purtroppo, è necessario”. Secondo Mattarella non bastano solo le leggi: è necessario un cambiamento culturale profondo per “depurare gli animi da una mentalità distorta che si alimenta di pregiudizi atavici e di ignoranza colpevole”.

Il presidente ha indicato nell’educazione al rispettoin famiglia, a scuola e nei luoghi di lavoro, la strada più efficace per costruire una società in cui nessuna donna debba sentirsi sola o avere paura.

“Viva la Repubblica”

Nel finale del suo intervento Mattarella ha richiamato il legame tra il progresso del Paese e la piena valorizzazione del talento femminile: “Una società che investe nelle donne diventa più equa, ma anche più forte, più innovativa e più dinamica”.

Tra gli applausi della sala, il capo dello Stato ha concluso ricordando come gliottant’anni della Repubblica italianaraccontino anche una storia di emancipazione femminile perché “la Repubblica Italiana ha saputo svilupparsi e consolidarsi nella libertà anche grazie al contributo delle donne. Continuerà a farlo se continuerà a dare voce, spazio e libertà ai loro talenti”.

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