Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha deciso di non rimanere in silenzio davanti alle parole del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ieri è intervenuto a difesa della Manovra finanziaria del 2026, rispondendo alle critiche di coloro che hanno definito la Legge troppo vicina ai redditi più alti della popolazione. Il titolare del Mef ha sostenuto di essere convinto che il governo sia nel giusto e che, a lungo termine, sarà possibile osservare i risultati di questi sforzi.
Eppure, a Landini è rimasto piuttosto indigesto un passaggio delle sue considerazioni. “Nessuno vuole massacrare il ministro Giorgetti. Quelli che oggi sono massacrati sono gli italiani, sono i lavoratori dipendenti, sono i giovani, sono i precari, sono le donne“, ha tuonato il sindacalista nel suo intervento ad Assolombarda, rispondendo quindi a distanza al ministro.
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Quest’ultimo aveva infatti sostenuto che il governo sarebbe stato “massacrato” da chi aveva il potere di farlo, in riferimento al taglio dell’Irpef per redditi fino a 50mila euro. Landini, poi, non ha esitato a rispondere ad altri attacchi che sono giunti a lui dal ministro. Per quanto riguarda l’erronea considerazione di “cittadini ricchi“, il segretario generale della Cgil ha sostenuto di avere un quadro piuttosto chiaro del caro vita.
Landini: “Anche per noi chi guadagna 40mila euro non è ricco”
“Anche noi sappiamo che uno non è ricco con 40mila euro“, ha infatti tuonato, aggiungendo che un lavoratore con un reddito simile dal 2023 al 2025 ha pagato 3500 euro di tasse in più che “non doveva pagare“, Landini ha poi attaccato il governo, sostenendo che con la modifica dell’aliquota Irpef dal 35 al 33% per i redditi fino a 50 mila euro “gli stanno dando 18 euro al mese“.
Il leader dei sindacalisti ha ribadito che con il sistema fiscale attuale, in Italia sono presenti 25 miliardi di tasse pagate in più da lavoratori, dipendenti e pensionati. “Noi chiediamo questi soldi ritornino a chi li ha pagati e chiediamo che si introduca un meccanismo automatico di rivalutazione delle detrazioni in modo che il potere di acquisto dei salari rimanga alto“, ha aggiunto.
Tali fondi dovrebbero invece provenire dalla tassazione della rendita finanziaria, dalla rendita immobiliare, dai profitti, attraverso quel “contributo di solidarietà” di cui Landini aveva già parlato. “Basterebbe un contributo dell’1,3% per recuperare 26 miliardi“, ha spiegato Landini, chiarendo che questi fondi potrebbero essere utilizzati per investire nella sanità pubblica, ridurre le liste di attesa e investire su asili e salari veri. “C’è una volontà politica di non voler andare a prendere i soldi dove sono e vogliono continuare a far pagare sempre gli stessi“, ha tuonato il leader dei sindacalisti.
Landini: “Non ho alcuna aspirazione ad entrare in politica”
Rispondendo poi all’insinuazione del centrodestra, secondo cui Landini si starebbe mobilitando per una presunta voglia di scendere in politica, il leader della Cgil ha spiegato di non avere alcuna intenzione di entrare in questo mondo. “Sono circa 15 anni che mi dicono che ho mire politiche, sono ancora a fare il sindacalista, perché penso che questo sia il mio compito“, ha spiegato particolarmente convinto, aggiungendo che il suo obiettivo anche oggi resta quello di dare ai cittadini dei risultati “affinché le persone che lavorano abbiano la possibilità di vivere con dignità“.
E a chi chiede che lo sciopero del 12 dicembre venga revocato, Landini risponde durissimo: “Se non vogliono lo sciopero, aprano una trattativa e cambino la legge di Bilancio“. Il segretario generale ha spiegato che lo sciopero è l’unico strumento in mano ai cittadini per “dire basta” e in quanto tale deve essere salvaguardato. “Quando uno decide di scioperare rinuncia al proprio stipendio e quindi non c’entra la giornata in cui lo fai. C’entra il peso in cui lo fai“, ha poi dichiarato, allontanando le critiche per la decisione di far cadere lo sciopero di venerdì.
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