Manovra, proposta medici in pensione a 72 anni, ma le proteste portano al dietrofront del governo

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Solo poche ore prima della maratona notturna che dovrebbe permettere l’approvazione della Manovra il 22 dicembre in Senato, il ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani (FdI) ha proposto l’innalzamento dell’età pensionabile dei medici ospedalieri e dei medici docenti universitari a 72 anni.

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Luca Ciriani, ministro dei Rapporti con il Parlamento

Il testo del governo prevede già la pensione a 70 anni per il personale medico e infermieristico, ma sono arrivate tante richieste di modifica per alzare l’età a 72 anni su base volontaria per i medici. Noi siamo favorevoli, ne discuteremo con l’opposizione“, così il ministro Ciriani ha spiegato le motivazioni che lo hanno convinto a portare la discussione in Senato.

Il tempo per decidere la sorte della proposta è però troppo poco, soprattutto a causa degli ingenti ritardi accumulati finora dalla Manovra, e i motivi che supportano la vicenda sono tropo confusi. I sindacati di medici e veterinari sono quindi immediatamente insorti, minacciando con scioperi e proteste.

Proprio oggi, 18 dicembre, sono previsti scioperi del settore ospedaliero e veterinario che potrebbero mettere in dubbio circa 25mila interventi chirurgici. Esclusi dalle proteste i medici di turno nei pronto soccorso.

Manovra: le proteste della categoria contro la proposta di Luca Ciriani

L’emendamento alla Manovra riguardante l’età pensionabile dei medici ospedalieri nasce, secondo Luca Ciriani, dalla necessità di trovare una soluzione alla piaga dell’esodo dei medici che affligge il nostro Paese. Tale proposta, però, non risolve il problema alla radice ma tende a trovare solo un rimedio momentaneo, con un’idea che ricalca quella già esistente per i pediatri e i medici di base.

Della stessa opinione anche Pierino Di Silverio, segretario dell’Anaao Assomed, che definisce la proposta un “insulto alla categoria“. “Questa volta faremo le barricate e siamo disposti a indire nuovi scioperi da subito. Non si salva così la sanità pubblica tuona Di Silverio, sottolineando poi che “approvare l’emendamento sarebbe il chiaro segnale che è in atto una vera e propria guerra ai professionisti. Noi chiediamo di poter lavorare bene e il tempo giusto. Questa ipotesi dei 72 anni è stata già caldeggiata cinque volte lo scorso anno e ora la si ripropone in manovra“.

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Pierino di Silverio, segretario dell’Anaao Assomed

Una sorta di cerotto che cerca di fermare un copioso a discapito di chi ha dedicato la vita alla professione. Questa la denuncia del sindacato dei medici ospedalieri che evidenzia come il governo stia “da un lato costringendo il personale ad andare in pensione più tardi per non avere tagli enormi alla propria pensione, e dall’altro, invece di sbloccare il tetto alle assunzioni pensa di poter sopperire alle carenze facendo lavorare i medici già in servizio oltre i 70 anni

Manovra: una proposta rimasta in campo solo cinque ore

Da quando Repubblica ha riportato l’indiscrezione riguardante il nuovo emendamento alla Manovra, le ondate di indignazione si sono fatte sempre più palesi e numerose. La soluzione, per porre fine al caos mediatico e non solo, è stata quella di ritirare la proposta a poche ore dalla sua discussione.

Noi avevamo fatto un ragionamento sull’età pensionabile dei profili universitari per poter completare i percorsi degli specializzandi, vista la carenza. Se la norma riguarda tutta la dirigenza e non vengono sbloccare le carriere, diventa insostenibile votarlo“, ha spiegato il democratico Daniele Manca, dando il primo segnale di scetticismo nei confronti dell’emendamento. Sono ormai le 23:30 e coloro che non sembrano convinti dall’idea di Luca Ciriani aumentano sempre di più.

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Daniele Manca

Al ministro non resta che tornare sui suoi passi: “Si rischia un dibattito troppo frettoloso su un tema importante, ci riserviamo di presentarlo in un’altra occasione“. La questione quindi, sembra chiudersi così, a sole cinque ore dalla sua apertura.

Manovra: si continua a discutere dei micro emendamenti

Se la parabola della proposta di Luca Ciriani è stata estremamente breve, non si può dire lo stesso di altri emendamenti che ormai da mesi continuano ad essere messi in discussione. Da un lato, grazie alle proteste dell’opposizione, il tesoretto è tornato al suo iniziale budget di 100 milioni, di cui il 40% è stato deciso sarà investito nella creazione e nel mantenimento di centri anti violenza e di strutture per il supporto di donne e minori e in difficoltà.

Dall’altro fino a questa mattina sembrava ancora aperta la questione del Superbonus, a cui Forza Italia è particolarmente affezionata. “Stiamo lavorando affinché possa esserci una breve proroga per il Superbonus che riguarda i condomini che hanno già compiuto il 70% dei lavori“, aveva confermato il vicepremier Antonio Tajani, sottolineando quanto tale proposta fosse importante per i cittadini che hanno usufruito del bonus in maniera limpida e legale: “Nessuna tolleranza per gli imbroglioni ma per la persone oneste bisogna avere un occhio di riguardo, e permettere di concludere i lavori in dirittura d’arrivo“.

A nulla sono, però, serviti gli sforzi degli azzurri che si sono visti negare definitivamente il tanto richiesto Sal. Il Senato ha votato: nessuna proroga temporanea per il Superbonus 110%. Nel frattempo la clessidra che tiene il tempo per l’approvazione della Manovra continua a scorrere e ormai i granelli al suo interno sono molto pochi. La data del 22 dicembre, mercoledì prossimo, si avvicina sempre di più e il Senato deve risolvere le ultime questioni rimaste e dirigersi verso il traguardo tanto agognato.

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