La mafia starebbe cercando di ricostruire un arsenale sempre più sofisticato. È l’allarme lanciato dal procuratore di PalermoMaurizio De Luciadurante l’audizione davanti allaCommissione parlamentare Antimafia.
“Abbiamo trovato armi che vengono dalSalentoma la cui provenienza è l’area balcanica, cioè l’ex Jugoslavia“, ha spiegato il magistrato, riferendosi al ritrovamento di armi da guerra e materiale esplosivo riconducibile ai conflitti degli anni Novanta.
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Secondo De Lucia, però, l’interesse delle organizzazioni criminali non si fermerebbe agli armamenti tradizionali. Gli investigatori avrebbero raccolto segnali supossibili tentativi di acquistare strumenti più moderni, provenienti dai mercati neri nati dopo la guerra tra Russia e Ucraina.
“In particolare abbiamo segnali deltentativo di acquisto di droni lanciamine”, ha dichiarato il procuratore, definendoli strumenti “estremamente sofisticati” rispetto ai quali attualmente non ci sarebbe una preparazione adeguata per contrastarne l’utilizzo.
Per De Lucia si tratta di segnali di untentativo di “ricostruire un arsenale di particolare qualità“, con armi da guerra e materiali esplosivi ad alto potenziale, un fenomeno che riguarderebbe non solo il territorio palermitano ma anche altre aree.
Il problema delle carceri
Durante l’audizione il procuratore ha acceso i riflettori anche sullagestione della criminalità organizzata all’interno degli istituti penitenziari. Solo nelle carceri palermitane di Pagliarelli e Ucciardone, tra il 2025 e il primo semestre del 2026, sono stati recuperati297 telefoni cellularidestinati ai detenuti.
Si tratta, ha precisato De Lucia, soltanto degli apparecchi intercettati prima o dopo l’ingresso in carcere: “È immaginabile quanti invece siano riusciti a entrare senza che ce ne accorgessimo“. Secondo il procuratore, il fenomeno rischia dicompromettere il lavoro investigativo e giudiziario: “Se consentiamo ai mafiosi di continuare a fare i mafiosi dal carcerevanifichiamo anche il lavoro delle forze di poliziae le misure cautelari“.
Per affrontare il problema, De Lucia ha chiesto unrafforzamento dell’organicodella polizia penitenziaria e unmiglioramento dei regimi di alta e media sicurezza. Un sistema più efficace, secondo il magistrato, permetterebbe anche di utilizzare il41 bissolo nei confronti dei veri vertici delle organizzazioni mafiose.
Droni e telefoni: il nuovo canale di comunicazione della criminalità
I telefoni rinvenuti sarebbero spesso entrati negli istituti attraverso l’utilizzo didroni. Nel carcere di Pagliarelli sarebbero stati recuperati 26 dispositivi nel 2025, mentre all’Ucciardone 129 nello stesso anno e altri 47 nel primo semestre del 2026.
Numeri che, secondo De Lucia, rappresentano solo una parte del fenomeno: “Sono quelli che abbiamo trovato, poi ci sono quelli che non abbiamo trovato“. Il procuratore ha escluso che soluzioni come ilblocco generalizzato delle comunicazioni attraverso sistemi jammer siano facilmente applicabili, sottolineando invece la necessità di un intervento strutturale sul sistema penitenziario.
Ad Agrigento pochi collaboratori di giustizia: “La mafia sta serrando i ranghi“
Nel corso dell’audizione De Lucia ha affrontato anche la situazione diAgrigento, dove da tempo non si registrano nuovicollaboratori di giustizia. Un dato che, secondo il procuratore, rappresenta un segnale importante: “Quando mancano i collaboratori di giustizia manca la capacità diaggiornarsi sull’evoluzionedell’organizzazione mafiosa”.
L’assenza di nuove collaborazioni, ha aggiunto, potrebbe indicare che la criminalità organizzata sta “serrando i ranghi” erafforzando i meccanismi interni di protezione e controllo.
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