Arrivano alla spicciolata e l’Aula della Camera si riempie con graduale presenza degli onorevoli quando sono già iniziate ledichiarazioni di voto finale sulla riforma della legge elettorale. E dopo momenti di tensione in tra maggioranza e opposizioni durante l’intervento di Giovanni Donzelli “Colleghi vi vedo agitati“, la seduta si chiude con il voto che approva la proposta co 217 sì e 152 no. Il testo passerà ora in Senato.
Intanto, non si sono fermate le discussioni e le polemiche sulla scia di quanto accaduto 48 ore fa, quando l’emendamento sulle preferenzedi cui Giorgia Meloni si è fatta portabandiera,è stato bocciato. Una condizione dal consistente peso politico che sancisce la profonda spaccature della maggioranza di governo, in quanto la proposta presentata da FdI e Nm con UdC, è stata motivo di forti tensioni con Lega e Forza Italia che si sono detti contrari fino a poche ore prima del voto per poi dirsi a favore. Un appoggio però presto smentito dall’esito negativo all’emendamento. Ed essendo stato un voto a scrutinio segreto, la situazione è stata presto chiara:sono stati almeno 30 i franchi tiratori.
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Insomma, il fatto ha lasciato porte spalancate agli attacchi delle opposizioni cheinvocano da due giorni le dimissioni di Meloni e la crisi di governo, vista la mancata fiducia degli alleati al premier. Poi la seconda prova che avrebbe potuto tamponare il sanguinamento della maggioranza, e che invece ha solo ampliato le distanze. Ovvero, l’emendamento sulle preferenze presentato dal deputato in quota Futuro Nazionale,Edoardo Ziello, che avrebbe avuto il voto favorevole di FdI e Nm, ma quello contrario di Lega e Forza Italia.
Uno scenario che presta il fianco anche allo stesso partito del GeneralissimoRoberto Vannacci. “Avremmo voluto preferenze e non liste bloccate, avremmo voluto una legge senza l’obbligo delle quote rosa“, rivendica infatti Ziello che punta il dito contro chi “nell’oscurità del voto ha pugnalato” il presidente del Consiglio sulle preferenze.
“In questa legge c’è il tentativo di costruzione di un cordone sanitario da parte del centrodestra con il centrosinistra contro il generale Vannacci“, solleva l’onorevole futurista sostenendo come nel centrodestra si sia fatto “un obbrobrio, avete esentato partiti di centrosinistra e di sinistra e faccio riferimento ad Azione e Avs dalla raccolta firma.Una marchetta schifosa“, affonda Zeillo annunciando il voto contrario auspicando che Meloni “possa far reintrodurre le preferenze al Senato“.
E su questo fronte che ha visto FdI e FnV spalleggiarsi, “quello di ieri non è l’asse del male. E’ un asse che si è costituito su un emendamento, come capita in Parlamento“, sminuisce il vicepresidente della Camera Giorgio Mulé, parlando ad Agorà, spiegando come si chiede sempre che il Parlamento si appropri del proprio ruolo e che quindi faccia delle norme che non siano figlie imposte dal governo: “Il Parlamento ha fatto il suo dovere“.
Intanto, la battuta di caccia sui franchi tiratori resta aperta mentre Meloni alla vigilia del voto finale alla Camera mette in guardia i i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, accusati dai suoi di non riuscire più a mantenere le redini sui rispettivi gruppi. Ma il presidente del Consiglio ce l’ha anche con i “fratelli”, che le hanno cassato l’emendamento sul compromesso preferenze-capilista.
Ma l’avviso è netto. Se dopo le preferenze saltasse la nuova legge elettorale,Meloni sembra essere sempre più tentata di salire al Colle. E l’ombra del voto anticipato potrebbe convincere i “rivoltosi” a rientrare nei ranghi, considerando che la data per maturare la pensione per i parlamentari scatta dal14 aprile 2027.
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