Conla nuova legge elettorale, chi è fuori dai “due blocchi” principali rischia di essere irrilevante perché assorbito dal voto utile. Uno scenario che si presenterebbe ad Azione di Carlo Calenda, ma sopratutto aFuturo Nazionale di Roberto Vannacci. E’ così, infatti, che si ragiona nel partito di Giorgia Meloni, con un calcolo che orbita tutto intorno a un numero ben preciso che ha scosso la maggioranza. Nei sondaggi di YouTrend per Sky Tg24, il partito dell’ex vicesegretario della Lega è dato al5,9% davanti al Carroccio che si attesta al 5,8%.
In vetta restano FdI al 27,9% e il Pd al 22,1%, con le due coalizioni separate da pochi decimali. E con quel peso lo stesso sondaggio svela dei possibili esiti:se Vannacci entra nella coalizione, il centrodestra supera il campo largo, mentre se corre da solo si aggiudicherebbe la sconfitta.
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In Transatlantico in tanti fischiettano e tracciano scenari di ogni tipo. Ma il fil rouge resta uno: il Generalissimo costruisce Fn come opposizione da destra al governo, e intanto accusa il nuovo testo di non prevedere le preferenze “che in tanti avevano promesso“. Con l’attuale legge elettorale, Vannacci può fare ciò che gli riesce meglio, ovvero proseguire da solo, senza patti di maggioranza, raccogliendo i “delusi” di un destra che governa. Poi,diventa l’ago della bilanciacome tanti ipotizzano. E come un domino, si innesca il “senso di responsabilità” per non lasciare il Paese alla sinistra e allora l’alleato bistrattato fino a quel momento, torna utile.
E proprio nel giorno in cui si registra il sorpasso dell’ex parà sul vicepremier,arriva l’accelerata sulla legge elettorale in discussione alla Camera, con il contingentamento dei tempi in commissione disposto dal presidente Nazario Pagano, in quota FI. Il Bignami-bis si discuterà in commissione tra martedì e mercoledì per poi andare in Aula per il 26 giugno prossimo.
Tempi serrati che hanno suscitato l’insurrezione dell’opposizione. I capigruppo di minoranza hanno scritto una lettera al presidente di Montecitorio, Lorenzo Fontana, chiedendo difar slittare la discussione della legge ai primi di luglio, perché la “drastica riduzione dei tempi” non consente un “esame adeguato“. Di conseguenza, il ddl Bignami-bis dovrebbe essere approvato non prima di metà luglio. A quel punto, mancherebbe il via libera al Palazzo Madama, previsto in autunno, quando dovrebbero essere più chiare anche le possibilità di ascesa di Vannacci.
Da parte sua, comunque, il presidente Pagano aveva argomentato la stretta sui tempi spiegando che “la commissione ha esaminato, ad oggi, 10 proposte emendative in 10 ore e 40 minuti di seduta.Per licenziare il testo “mancano” ancora “460 emendamenti”, di qui la deliberazione di “una durata massima delle dichiarazioni di voto pari a tre minuti per ciascun deputato“.
Intanto, però, ilnodo delle preferenze resta crucialenonché divisivo sia per maggioranza che opposizione e continua a tenere banco nel dibattito. FdI conferma di voler portare in Aula l’emendamento per reintrodurle, ma al contempo è alla ricerca di una sintesi con gli alleati di governo che sono contrari. Una delle ipotesi formulate sarebbe presentare un emendamento checoniuga le preferenze con i capolista bloccati.
La Lega però fa muro per ovce del capogruppo in commissione, Igor Iezzi che risponde secco: “No,un emendamento di maggioranza non c’è, noi siamo contrari“. E allora, cosa accadrebbe se in Aula passassero le preferenze? “Non credo– ribatte sibillino –perché conterete i voti e vi accorgerete che lo stesso Pd voterà contro le preferenze“.
In ogni caso, quel che è certo è che al centrodestra servirà affrontare l’Aula con una strategia ben precisa. In assenza di un accordo tra i leader, il rischio di far deflagrare in Aula le fratture degli alleati di governo è pressante. Il primo scenario, confermato anche da diversi osservatori, è che il partito del premier presenterà la sua proposta come promesso ma, nel segreto del voto assembleare,le preferenze saranno affossate.
Ma ad essere problematico, è piuttosto il secondo scenario: cosa accadrebbe se passassero? Terrebbe “l’accordo” sulla legge elettorale di cui ha parlato solo 24 ore fa Antonio Tajani o il via libera travolgerebbe l’intero “Bignami bis“?
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