Giovedìil testo della nuova legge elettorale è passato alla Camera dei deputatimasenza l’emendamento sulle preferenzedi cui il premierGiorgia Melonisi era fatto fiero portabandiera. Ifranchi tiratori all’interno della maggioranza, protetti dallo scrutinio a voto segreto, sono stati infatti almeno30. Ma la battaglia per permettere agli elettori di scegliere i loro rappresentanti non sembra finita qui. La legge passa ora alSenatoper l’approvazione definitiva e in quella sede potrebbe esserci unaseconda possibilitàdi riprendere il dibattito.
A lasciare aperta la porta è il ministro per i Rapporti con il ParlamentoLuca Cirianidi Fratelli d’Italia che, a margine dell’evento Ecr a Catania, ha così risposto ai giornalisti che chiedevano lumi sul destino dellepreferenze: “Vedremo quando il testo arriverà in Senato“.
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Manifestando pienoorgoglio, Ciriani ha comunque tenuto a ribadire che, dopo il voto di giovedì, FdI “ha perso la battaglia manon ha perso la faccia“. Questo perché, nelle sue parole, “l’unico partito, l’unico leader che ha sfidato ‘la palude del Parlamento’come l’ha definita Giorgia Meloni, per innovare la legge elettorale, introducendo le preferenze è stata Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia“. Insomma, al netto della crisi manifesta all’interno della compagine governative, resta il fatto di essere rimasticoerenticon quanto annunciato agli elettori.
“Sapevamo che le preferenze avevanograndi nemici trasversalmente all’interno del Parlamentoe così è stato“, ha commentato amaro il ministro, rivendicando nondimeno l’incrollabile impegno del partito del premier sul tema. Ma non tutto è perduto, giacché “la battaglia l’abbiamo fatta, siamo orgogliosi di averla fattala rifaremo anche domani se avessimo la possibilità di vederla provata“. Il riferimento è chiaramente al passaggio obbligato che la nuova legge elettorale dovrà avere al Senato, dove l’emendamento sulle preferenzepotrebbe essere ripresentato, discusso ed approvato.
Al netto di tutto, Ciriani rileva un dato incontrovertibili che non fa altro chefornire benzinaalle intenzioni di Meloni. Infatti, dai partiti di opposizione, soprattuttoPd e Cinque Stelle, non è arrivato nessun emendamento a tema preferenze.“Parlano dirinnovamento e politica nuova, ma stiamo cercando da molte settimane una loro proposta sulla preferenze“, ha concluso caustico il ministro.
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