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Legge bavaglio, proteste degli Ordini regionali dei giornalisti: “È una minaccia al diritto di cronaca”

Fnsi e Odg valutano l'ipotesi di uno sciopero generale e anche i presidenti degli Ordini regionali dei giornalisti si uniscono alle proteste contro l'emendamento Costa

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La spada di Damocle che Enrico Costa ha posizionato direttamente sul capo del giornalismo italiano continua a pendere e a sembrare sempre più pericolosa. Le proteste, nate dall’emendamento voluto dal senatore di Azione contro la libertà di informazione e per questo definito dall’opposizione legge bavaglio, non sembrano aver scalfito minimamente Costa, che rimane fermo sulla sua posizione e addirittura decide di aumentare il carico.

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Enrico Costa

Bisognerà agire sulle sanzioni” ha detto, riferendosi all’articolo 684 del codice penale che ritiene troppo poco severo nei confronti di chi transige. “Chiunque pubblica, in tutto o in parte, anche per riassunto o a guisa d’informazione, atti o documenti di un procedimento penale, di cui sia vietata per legge la pubblicazione, è punito con l’arresto fino a trenta giorni o con l’ammenda da lire centomila a cinquecentomila” recita l’articolo in questione che non soddisfa minimamente Costa.

È ovvio che con un’oblazione di 100 euro diventa un divieto piuttosto fragile. Dobbiamo intervenire anche su questo” ha confermato Enrico Costa, dimostrando che l’emendamento sul divieto di pubblicazione delle ordinanze cautelari prima delle udienze preliminari era solo il primo passo di una serie di riforme mirate a sconvolgere il mondo dell’informazione.

Lo stesso mondo che da mercoledì è in protesta, per cercare di trovare una soluzione che fermi la “norma liberticida” che minaccia la professione giornalistica. A tali contestazioni si sono uniti anche i presidenti degli Ordini regionali dei giornalisti, profondamente preoccupati per la minaccia che l’emendamento Costa rappresenta per il diritto di cronaca.

Ordini regionali giornalisti: “Legge bavaglio è una minaccia

Anche i presidenti degli Ordini regionali dei giornalisti hanno deciso di unirsi al coro di proteste nate per la cosiddetta “Legge bavaglio”, approvata dalla Camera e considerata un emendamento pericoloso per il diritto all’informazione.

I presidenti degli Ordini regionali dei giornalisti condividono le preoccupazioni espresse dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e dalla Fnsi per le minacce che al diritto di cronaca derivano dall’approvazione dell’emendamento Costa alla legge di delegazione europea, emendamento che introduce il divieto di pubblicazione ‘integrale o per estratto’ del testo dell’ordinanza di custodia cautelare“, recita una nota dei presidenti degli Ordini regionali.

Condividiamo, altresì, le iniziative di protesta che sono state indette in queste ore anche in concomitanza con la conferenza stampa di fine anno della presidente del Consiglio on. Giorgia Merloni“, prosegue la nota per poi concludere con un auspicio, ovvero quello che “il provvedimento non venga approvato, essendo una ‘legge bavaglio’ che lede il diritto dei cittadini ad essere informati, in particolare nel campo dell’attività giudiziaria”.

Le proteste contro la legge bavaglio

La Federazione nazionale della Stampa ha esortato i giornalisti a non assistere alla Conferenza stampa di fine anno di Giorgia Meloni per dimostrare il proprio dissenso nei confronti dell’emendamento Costa, da loro definito “espressione di una maggioranza che vuole stringere il bavaglio intorno all’informazione“.

Lo stesso giorno della conferenza stampa del premier si terrà una protesta simbolica, seguita poi il 3 gennaio dalla conferenza dei Cdr per discutere della possibilità di uno sciopero generale. Nel frattempo Enrico Costa osserva soddisfatto il clamore suscitato dalla sua proposta, supportata dalla maggioranza di centro destra, e ribatte sull’inasprimento delle sanzioni per chi, nel caso l’emendamento venga approvato, decida di non rispettarlo.

Va individuato il veicolo normativo adeguato. Magari nella legge sulla diffamazione, oppure ho già qualche altra idea…“, un uomo dalle mille risorse, che non sembra temere niente o nessuno e che sembra sempre più sicuro della vittoria anche in Senato. Intanto, però, le categorie attaccate dal provvedimento, Fnsi e Ordine dei giornalisti coadiuvati da La Rete NoBavaglio, continuano a fare appello al Presidente Mattarella affinché “la proposta liberticida” non venga firmata.

Calenda: “È una norma di civiltà” ma Travaglio non ci sta

Carlo Calenda su X continua a difendere l’emendamento di Azione, definendolo una “norma di civiltà che vieta di distruggere la vita delle persone prima del processo pubblicando le intercettazioni“, sostenendo quanto finora portato avanti dal suo collega Costa.

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Carlo Calenda

Una norma di civiltà che però cade di nuovo nel paradosso e nella contraddizione: il contenuto delle ordinanze di custodia potrà essere pubblicato a seguito di una riscrittura da parte del giornalista, ciò che non potrà più finire sui giornali è l’ordinanza così come è stata rilasciata dall’Ufficio giudiziario. Come già spiegato, si incorre così in una possibilità sempre più alta di pubblicazione di informazioni manipolate, o addirittura nascoste, magari per proteggere l’amico di turno.

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Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano

Marco Travaglio ha reso pubblica la decisione presa da Il Fatto Quotidiano, che “farà obiezione di coscienza e continuerà a pubblicare tutto testuale e, appena processati, ci rivolgeremo alla Corte di Strasburgo che ha già sancito decine di volte il diritto di pubblicare atti di interesse pubblico persino se sono segreti di Stato“. Una decisione forte, riportata dal direttore anche sui suoi profili social, con un certo sarcasmo e una giusta dose di irriverenza. La legge bavaglio questa volta diventa un “delitto di cronaca“, che come tale deve essere portato davanti ad una corte per essere giustamente processato.

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