“Una speranza, se le si presta fede per una volta dura per lungo tempo“. Esordisce così, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, citando il poeta di origini abruzzesi Ovidio, all’inaugurazione di L’Aquila Capitale della Cultura 2026. Una celebrazione solenne all’Auditorium della Guardia di Finanza, alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, delle autorità locali e di tanti ospiti tra interpreti e artisti di rilievo nazionale ma originari dell’Abruzzo, che contribuiranno al racconto della fondazione della città, della sua crescita, delle sue ferite, e del suo legame con il territorio appenninico.
Un evento collettivo, quindi, un racconto tra territorio, memoria, e soprattutto identità. Investire in cultura, “strumento principe di dialogo e quindi di pace“, per investire in democrazia, nella comunità, nello sviluppo della coscienza civile, come ha insistito l’inquilino del Colle che parla anche di cultura come “rifiuto di ogni forza ostile che cerchi di comprimere l’umanesimo“.
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Citando le parole di Papa Francesco, pronunciate nel corso della sua visita nel capoluogo abruzzese nell’agosto 2022, che definì “L’Aquila capitale del perdono, e dunque capitale di pace e riconciliazione“, Mattarella lancia un monito: “C’è tanto bisogno di questo seme nel mondo in cui ci troviamo. Un seme che può rendere ancora più prezioso e affascinante l’anno da Capitale della cultura italiana che questa città impersona e interpreta quest’anno“.
E L’Aquila Capitale della Cultura 2026“non è un punto d’arrivo, ma una responsabilità collettiva verso il futuro”, puntualizza il senatore aquilano di FdI Guido Quintino Liris, a margine della cerimonia di inaugurazione. “Una grandissima giornata che impreziosisce un percorso lungo e impegnativo e che consacra la città e l’intera regione Abruzzo“, spiega il senatore che affonda le proprie origini tra i paesaggi abruzzesi e che pone l’accento su come questi luoghi possano divenire sempre più centrali negli equilibri nazionali culturali, istituzionali e sociali.

Una festa, difatti, che “accende i riflettori su una realtà montana appenninica, una vera regina degli Appennini e delle aree interne“, e che rende omaggio a tutte le donne e a tutti gli uomini che, a vario titolo, hanno contribuito alla “ricostruzione fisica e sociale di una terra tanto bella quanto fragile“.
E non è casuale la scelta della Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza come sede della cerimonia inaugurale, luogo che racconta una parte fondamentale della storia recente della città, dove si concentrarono i primi aiuti e la gestione dell’emergenza dopo il sisma e l’immane tragedia del 2009 che causò oltre 300 vittime. Un luogo simbolo che, come ricorda Liris, “una certezza logistica ed economica per il territorio, oltre a rappresentare una garanzia di sicurezza e di presenza dello Stato“.
L’Aquila 2026 “è il risultato di un percorso che vede finalmente una città unita, capace di andare oltre le distinzioni politiche e ideologiche, per affermare una visione condivisa di sviluppo e di futuro“. E da amministratore e legislatore, Liris ha tenuto a dirsi orgoglioso di aver contribuito “a scrivere pagine importanti di questa storia, sempre al fianco dell’amministrazione comunale“.
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