Sale la tensione diplomatica traItalia e Israele. L’ambasciatore italiano a Tel Aviv,Luca Ferrari, è stato convocato dalministero degli Esteri israelianoper una protesta formale. Alla base della decisione ci sono le dichiarazioni del ministro degli EsteriAntonio Tajani, che ha definito “inaccettabili” i bombardamenti israeliani sulla popolazione civile inLibano.
Il question time e il focus sul Medio Oriente
Nel pomeriggio di mercoledì 8 aprile, durante ilquestion time alla Camera, Tajani ha affrontato alcuni dei dossier più delicati dello scenario internazionale: dallacrisi in Medio Orienteallerelazioni con Israele, fino alle conseguenze economiche globali del conflitto.
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Uno dei passaggi più critici ha riguardato proprio il Libano. Il ministro ha riferito di aver avuto un lungocolloquio telefonico con il presidente libanese,Joseph Aoun, esprimendo la solidarietà del governo italiano per quelli che ha definito attacchi “ingiustificati e inaccettabili”. Inoltre nei prossimi giorni il ministrosarà aBeirut, capitale del Libano, per una serie diincontri istituzionalicon il presidente e il ministro degli EsteriYoussef Rajji.
“Evitare una seconda Gaza”
Tajani ha anche ribadito con forza la linea del governo italiano: evitare un’escalation. “Vogliamo evitare che ci sia una seconda Gaza”, ha dichiarato, annunciando anche laconvocazione dell’ambasciatore israeliano alla Farnesina.
Il ministro ha inoltrecondannato i bombardamentisulla popolazione civile libanese e ha richiamato l’attenzione sugli episodi che hanno coinvolto imilitari italiani della missione UNIFIL, per i quali Roma continua a chiedere garanzie di sicurezza.
Il rischio di un allargamento del conflitto
Nel suo intervento, Tajani ha sottolineato lanecessità di evitare un’estensione della guerra che potrebbe avere conseguenze ancora più ampie.In particolare, ha richiamato l’attenzione sulla tregua con l’Iran e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il commercio energetico globale.
Secondo il ministro, un’escalation metterebbe a rischio non solo la stabilità regionale ma anche gli equilibri economici internazionali, rendendo ancora più urgente un’azione diplomatica coordinata.
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