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Israele-Libano, al via a Roma due giorni di negoziati. Tajani: ‘Italia protagonista del processo di pace’

I colloqui si svolgono a porte chiuse presso l’ambasciata degli Stati Uniti e proseguiranno fino a mercoledì 15 luglio. Al centro delle discussioni c'è l’attuazione delle cosiddette “zone pilota” nel sud del Libano, aree ancora sotto controllo militare di Tel Aviv ma che, secondo quanto concordato nell’ultimo ciclo di negoziati in Usa, dovrebbero essere progressivamente affidate alle Forze armate del Paese dei cedri

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Tutte le strade portano a Romarecita un famoso proverbio. E la speranza della comunità internazionale è che anchela pacepossa finalmente trovare il modo di giungere nell’Urbe. La capitale d’Italia sarà infatti teatro delsesto round di negoziati tra Libano e Israele, che prendono il via proprio mentre in Medio Oriente si assiste ad una nuova escalation del conflitto traStati Uniti ed Iran.

Secondo quanto si apprende, i colloqui, che avvengono sotto l’attenta mediazione di Washington, si svolgonoa porte chiusepresso l’ambasciata degli Stati Uniti a Roma, e proseguiranno fino a mercoledì 15 luglio. Al centro delle discussioni tra i due Paesi c’è il meccanismo per l’attuazione delle cosiddette“zone pilota”nel sud del Libano. Si tratta di aree ancora sotto controllo militare di Tel Aviv ma che, secondo quanto concordato nell’ultimo ciclo di negoziati in Usa, dovrebbero essereprogressivamente affidate alle Forze armate libanesi.

Israele-Libano, Tel Aviv vuole che si proceda con il disarmo di Hezbollah

I due Paesi, chenon hanno relazioni diplomatiche formalie più volte sono finti in guerra negli ultimi 50 anni, hanno avviato colloqui diretti ad aprile, e recentemente hanno raggiunto un accordo quadro che, come detto, prevede il ritiro israeliano dai territori libanesi occupati, nonché ildisarmo di Hezbollah. Quest’ultima è un’organizzazione terroristica sciita il cui fine è ladistruzione dello Stato ebraico. Tuttavia, l’intesa è stata respinta proprio dal gruppo sostenuto dall’Iran, e Tel Aviv ha risposto assicurando che l’Idf resterà nella “zona di sicurezza” al confine tra le due nazionifino a quando Beirut non metterà Hezbollah nelle condizioni di non rappresentare più un pericolo per Israele.

L’ambasciatore israeliano a Washington Yechiel Leiter, che rappresenta il suo Paese nella due giorni di Roma, ha spiegato ieri all’emittente statunitenseCbsche Tel Aviv sta collaborando attivamente con il Centcom (il Comando centrale Usa ndr) e con le Forze armate libanesi per creare le condizioni che permettano di arrivare a una situazione in cui le “zone pilota” siano accessibili per l’esercito del Paese dei cedri. “Se funziona, proseguiamo con il ritiro– ha chiosato il diplomatico –se non funziona, alloraresteremo dove siamo. Israele può ritirarsi nel momento in cui Hezbollah verrà smantellato”.

Israele-Libano, Tajani: “Vogliamo costruire un Libano libero”

Il dialogo non si prospetta comunque facile, stante la manifestaintransigenzadel Libano. La presidenza del Paese lunedì aveva infatti annunciato che la sua delegazione a Roma aveva riceduto istruzioni di “chiederel’immediato ritiro delle forze israeliane dalle due zone pilotarima di qualsiasi ulteriore discussione“. Insomma, una situazione spinosa dalla quale solo un finelavoro di diplomaziapotrà tentare di ricavare delle soluzioni accettabili per entrambe le parti. Sperando che i round di negoziati non diventino sette.

Da parte sua, il ministro degli EsteriAntonio Tajaniha comunque ostentato ottimismo, spiegando che la scelta del governo italiano di portare i negoziati tra Tel Aviv e Beirut a Roma dimostra chel’Italia vuole svolgere un ruolo importante per la costruzione della pace in Medio Oriente. Iniziativa che si va ad aggiungere alla partecipazione di Roma aUnifil(la Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite creata nel 1978) e alla formazione del personale delle forze armate libanesi. Il tutto con il fine di “essere protagonisti della costruzione di unLibano libero“, ha chiosato il titolare della Farnesina.

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