La morte della Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, e l’attacco condotto da Stati Uniti e Israele diventano per il leader di Italia Viva,Matteo Renziil punto di svolta di un nuovo assetto internazionale. In un’intervista alMessaggero, l’ex premier rivendica una posizione netta: lafine del regime degli ayatollah, afferma, rappresenta “una buona notizia per il mondo”e su questo riconosce apertamente un merito al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, pur continuando a criticarne duramente altre scelte politiche, dai dazi ai rapporti con l’Europa fino alla gestione dell’immigrazione negli Stati Uniti.
La lettura dell’ex premier è insiemegeopolitica e politica interna. Sul piano internazionale Renzi descrive una fase di ridefinizione degli equilibri, con il Medio Oriente destinato, a suo giudizio, a riorganizzarsi attorno all’asse tra Washington e le monarchie del Golfo.Arabia Saudita, Emirati e Qatar,sostiene, dopo essere stati colpiti da Teheran non potranno che rafforzare l’allineamento con gli Stati Uniti. E spinge lo sguardo oltre, ipotizzando che il prossimo anello della catena possa essereCuba, indebolita dalla crisi venezuelana.
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Post Khamenei: per Renzi conta la libertà
Al centro del ragionamento c’è il nodo del “dopo Khamenei”. Renzi parla apertamente di cambio di regime e indica come priorità non tanto il nome della futura leadership, dal figlio dello scià Reza Pahlavi a Maryam Rajavi, quanto la possibilità per gli iraniani di vivere senza repressione. Un passaggio che trasforma l’analisi in una lettura valoriale, con ilrichiamo alle generazioni di giovani morti nelle proteste per la libertà.
Europa e Italia ai margini
Ma è soprattutto sull’Europae sull’Italiache l’affondo diventa politico. Per l’ex presidente del Consiglio il dato “più devastante” è l’irrilevanza del continente, incapace di incidere mentre si ridisegnano gli equilibri globali. Un’assenza che, nella sua ricostruzione, si traduce perRomain unaperdita di credibilità: il governo guidato da Giorgia Meloni avrebbe rivendicato un ruolo di ponte con Washington senza essere poi informato preventivamente dell’operazione militare, a differenza di altri partner europei.
Le critiche investono anche il ministro degli Esteri,Antonio Tajani, accusato di offrire unalinea priva di visione strategica. È qui che l’intervento di Renzi assume una chiara dimensione di politica interna: la crisi internazionale diventa la prova, secondo il leader di Italia Viva, della marginalità dell’attuale governo nello scenario globale.
Una crisi che porta svolta e nuove consapevolezze
Nel complesso, l’intervista restituisce una doppia chiave di lettura. Da un lato il sostegno esplicito alla fine di un regime considerato autoritario e l’idea che dal disordine attuale possa nascere un nuovo equilibrio regionale; dall’altro l’uso di questo passaggio storico per rilanciare lacritica alla collocazione internazionale dell’Italia e al ruolo dell’Europa.
Con un messaggio politico preciso: nel mondo che si sta ridisegnando, chi non incide resta spettatore. E per Renzi oggi l’Europa e con essa Roma è esattamente in questa posizione.
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