“InItalianon si percepisce un rischio diretto diterrorismolegato ai conflitti inIran, ma è semprenecessario valutare attentamente la situazioneogni volta che si affrontanocrisi internazionalidi questa portata“. Questo è quanto dichiarato dalministro dell’Interno,Matteo Piantedosi, durante l’incontro “Io voto Sì. La riforma che fa giustizia“, organizzato dalla Lega aBologna. Nell’occasione, il ministro ha affrontato il tema deipossibili rischie delleconseguenzeche la guerra in Iran potrebbe avere sul nostro Paese.

Iran, Piantedosi: “I conflitti possono incentivare la formazioni di gruppi che sostengono le diverse fazioni, ostacolando la gestione dell’ordine pubblico“
Sulpiano della sicurezza, Piantedosi ha espresso l’auspicio che il conflitto possa terminare rapidamente, spiegando cheuna sua prolungata durata tende a generare impatti sull’opinione pubblica. Questo, secondo il ministro, può favorire fenomeni diradicalizzazionee laformazione di gruppi contrappostiche sostengono le diverse fazioni in causa,complicandocosìla gestionedelle manifestazioni pubbliche edell’ordine pubblico.
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Secondo il ministro dell’Interno, è crucialeseguire con attenzione l’evoluzione del dibattito pubblico legato alla guerra, poiché col passare del tempo queste situazioni di conflitto e le ragioni che le accompagnano tendono atrasformarsi in divisioni profonde che si manifestano anche nelle piazze. Il ministro ha inoltre riferito che diversemanifestazionipreviste nelle settimane a venire sonosotto osservazione, inclusa quella organizzata dai movimenti antagonisti prevista per il28 marzo a Roma.
Soffermandosi sulletensioni internazionalie sui possibili riflessi sulla sicurezza interna, Piantedosi ha assicurato cheil conflitto in Iran non condizionerà la regolare organizzazione del referendum. Ha sottolineato come il suo ministero abbia maturato unasolida esperienzanel garantire il corretto svolgimento di simili eventi.
Non solo Iran: le considerazioni di Piantedosi sul referendum Giustizia
Al centro del discorso tenuto dal ministro dell’Interno, oltre il conflitto in Iran,non poteva mancare il referendum Giustizia. A tal proposito, in mettiamo allaseparazione delle carriere, il ministro lo ha definito unimportante passo verso maggiore civiltà e democrazia, mettendo in evidenza che si tratta di un’iniziativa di punta del governo guidato daGiorgia Meloni. Ha dichiarato che questa riforma, attesa da molto tempo, rappresenta unagrande opportunitàche non può essere sprecata. Piantedosi è poi tornato acriticare alcune decisioni giudiziarie, sottolineando i rischi creati da una parte deimagistratiche agirebbero secondoideologie preconcette.
Secondo il ministro, ciò potrebbecomprometterelestrategie governativeintema di immigrazione, come la scelta ditrasferire migranti in Albania. Alla base di questa decisione figura, a suo dire, un intensolavoro svolto congiuntamenteda forze dipoliziaemagistraturaper perseguire tali persone. Tuttavia, ha messo in guardia contro tentativi disovvertiretali sforziattraversoazioni motivate da approcci faziosi e ideologicida parte di magistrati legati acorrenti interne, che trasformerebbero tali temi in strumenti dilotta politica contro le politiche governative.
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