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Inchiesta fondi Ue, Mogherini e Sannino rilasciati nella notte dopo l’interrogatorio

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Era da poco passata l’alba quando Bruxelles ha iniziato a mormorare di un blitz. Poi intorno alle 7.30 di ieri mattina le perquisizioni nelle aule del Collegio d’Europa, mentre nella capitale delle istituzioni Ue scattano i fermi dell’Alto ex rappresentante per la Politica estera, Federica Mogherini, e l’Alto funzionario della Commissione europea, l’ambasciatore Stefano Sannino.

Le autorità del Belgio su richiesta dell’Ufficio del procuratore europeo sono intervenute in uno stretto coordinamento tra la procura europea (Eppo), l’ufficio anti-frode (Olaf) e la polizia federale delle Fiandre occidentali nell’ambito di un’inchiesta per un presunto caso di frode, corruzione, conflitto di interessi e violazione del segreto d’ufficio.

Ebbene, dopo gli interrogatori condotti dalla polizia federale, Mogherini e Sannino sono stati rilasciati nella notte insieme al dirigente del Collegio d’Europa, Stefano Zegretti, che da gennaio 2022 ricopre l’incarico di co-direttore dell’Ufficio Executive Education, Training and Projects. I tre sono stati rilasciati, in quanto non considerati a rischio di fuga.

L’indagine riguarda la nuova Accademia diplomatica dell’Ue, finanziata dal Servizio europeo di azione esterna e affidata al Collegio d’Europa, di cui Mogherini è il rettore. E da quanto reso noto dalla Procura Ue che guida le indagini, lo scandalo riguarda in sostanza i fondi per i giovani diplomatici europei.

La procura ha parlato di “forti sospetti” di irregolarità nell’appalto per la nuova Accademia diplomatica europea. Di fatto, abbastanza forti da far scattare un’operazione che ha colpito il cuore della diplomazia comunitaria, portando sotto la lente della giustizia i tre italiani. Le ipotesi messe in fila, oltre a frode, corruzione, conflitto d’interesse e violazione del segreto professionale, riguarderebbero anche il sospetto che l’istituto fucina dei diplomatici Ue del futuro, le cui redini dal 2020 sono nelle mani di Mogherini, abbia ottenuto informazioni considerate privilegiate sui criteri di selezione dei bando prima della pubblicazione ufficiale.

Intanto, la Commissione europea interpellata ha scelto di mantenere il silenzio. Un riserbo che, secondo fonti qualificate, avrebbe però incluso un passaggio chiave. L’assenso alla revoca dell’immunità di Sannino, già segretario del Seae, ed oggi direttore della Direzione generale della Commissione Ue per il Medio Oriente e il Nord Africa, per consentire agli inquirenti di analizzare il suo cellulare.

Ma l’onda d’urto ha presto investito anche l’Europarlamento, toccando da vicino l’intero spettro della politica italiana con Lega e M5s che hanno chiesto chiarezza immediata, mentre da Roma il titolare della Farnesina.

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