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Il narcisismo della politica e i simboli del potere

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Il Psi di Craxi, che pure era avvolto in una simbiosi, avrebbe mai messo il nome del segretario sul garofano? E il PCI di Berlinguer o il MSI di Almirante?

Si parla da tanto tempo dinarcisismo come condizione esistenziale assai diffusa tra la popolazione e, certo, la politica non ne è immune. Basterebbe guardare la stragrande maggioranza dei simboli di lista per capire come compaiano i nomi dei principali leader.

Un’identificazione totale tra leader e partito, che pare (non in tutti i casi) porti a un aumento dei consensi. Il dato di fatto, però, è che così i partiti diventano una sorta di proprietà, per quanto provvisoria, dei loro “capi“.  È come se il destino dei partiti fosse legato indissolubilmente a chi li guida, portando a una negazione del dibattito fisiologico che dovrebbe prescindere dalla leadership. 

Antonio Semerari e Antonio Carcione, della prestigiosa scuola del terzo centro di Roma, hanno affrontato sapientemente il tema del narcisismo (“Il narcisismo e i suoi disturbi“, Erickson editore) in tutte le sue gradazioni. Un concetto ripreso anche da Giuseppe Nicolò, reggino e appartenente alla stessa scuola, anch’egli esponente di prestigio sul fronte della discussione sul narcisismo, e da Francesco Mancini, direttore Apc e fondatore, con Nicolò, di un’importante scuola di specializzazione proprio a Reggio Calabria. 

Nella rappresentazione partitica sembra emergere il tratto narcisistico, che rafforza più il ruolo dei leader che la tenuta dei partiti. Non a caso, infatti, quando si verificano cadute di consensi il simbolo viene sostituito, e molte volte ciò accade con un ‘altra figura di comando. Questa dimensione può far sembrare che gli stessi partiti (e in molti casi è vero) siano di proprietà dei loro segretari o presidenti, con un naturale deficit di democrazia interna. In tempi normali nessuno si sarebbe sognato di mettere il proprio nome su un simbolo che apparteneva alla base e che prescindeva da chi fosse Il segretario. 

Il Psi di Craxi, che pure era avvolto in una simbiosi, avrebbe mai messo il nome del segretario sul garofano?E il PCI di Berlinguer o il MSI di Almirante? Altri tempi, si direbbe, caratterizzati comunque da un dibattito interno, da congressi, da legittimazione di una  partecipazione popolare alle strategie e ai programmi. 

Nell’era del narcisismo imperante, dunque, si affermano le sovrapposizioni tra persone e simboli. Forse un’altra dimostrazione di una crisi dei partiti, incapaci di avere una vita autonoma dai loro leader provvisori, sostituti di volta in volta da nuovi “comandanti“.

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