Nuovi sviluppi sul caso dellagrazia a Nicole Minetti. Secondo quanto si apprende, la Procura generale di Milanonon ritiene necessario sentire con una rogatoria la massaggiatriceche per 20 anni ha lavorato nella villa in Uruguay dove l’ex consigliera risiede con il compagno Giuseppe Cipriani.
La decisione è stata presa perché leverifiche dell’Interpoldisposte in seguito ai dubbi sorti attorno alla concessione della grazia non hanno al momento confermato il racconto della donna riguardopresunti festini nella residenza di Punta de l’Este. La procuratrice Generale Francesca Nanni e il sostituto procuratore generale, Gaetano Brusa, restano comunque in attesa di ulteriori esiti di approfondimenti.
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Nicole Minetti, la massaggiatrice aveva accusato l’ex igienista dentale di gestire un giro di escort in Uruguay
AlFatto Quotidianola massaggiatrice aveva raccontato di“festini privati con escort”all’interno della villa di Cipriani, sostenendo che l’ex igienista dentale“non ha mai cambiato vita”, continuando a fare quello per cui era stata condannata in Italia, ovvero ilfavoreggiamento della prostituzione.
La donna aveva riferito di aver visto personalmentemodelle, imprenditori, politici e ragazze, anche minorenni, passare per la tenuta, e si era detta pronta anche a testimoniare ai pm milanesi, a condizione di essereprotetta. Aveva inoltre descritto la villa come un ambiente di“alcol, droga e sesso”, attribuendo a Minetti laresponsabilità nella scelta delle ragazze. Tuttavia, secondo la Procura di Milano, dai riscontri investigativi sulle sue dichiarazioni, la ricostruzione è stata definita“priva di fondamento”.
Continuano gli approfondimenti della Procura per verificare lo stile di vita di Nicole Minetti
Al momento dunque,non si ravvisano ragioni per cambiare il parereformulato dalla Procura generale di Milano al Quirinale sulla grazia a Minetti, condannata per il caso Ruby e Rimborsopoli. Le risposte fornite fino ad ora dall’Interpol non sono infatti sufficienti per modificare la decisione.
Gli approfondimenti, che proseguono anche in base all’inchiesta del Fatto Quotidiano, sono volti a verificare l’esistenza di presunti testimoni che potrebbero offrire un quadro diverso rispetto allostile di vita ritenuto idoneo per l’atto di clemenza presidenziale. Secondo quanto emerso, l’intenzione degli inquirenti è quella di poter chiarire tutti gli aspetti della vicenda in tempi rapidi, idealmente entro la prima settimana di giugno.
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