La sostituta procuratore generale di Milano,Valeria Marino, in una breve udienzaha chiesto al Tribunale di Sorveglianza di prendere atto della grazia concessa a Nicole Minettidal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Lo scorso febbraio il Capo dello Stato aveva sospeso la pena di 3 anni e 11 mesi per il caso Ruby bis. Dopo la richiesta di Valeria Marinoi giudici si sono riservati e decideranno entro cinque giorni. Si attende dunque il passaggio formale e procedurale che arriverà con la decisione dei giudici. La richiesta della Procura generale è quella di chiudere il caso dell’esecuzione della pena, dato che quest’ultima è stata sospesa dalla grazia .
L’udienza è durata pochi minuti e con la Pg erano presenti dinanzi ai giudici della Sorveglianza anche i due legali di Minetti, gli avvocati Antonella Calcaterra e Pasquale Pantano. Marino ha chiesto il “non luogo a provvedere” sull’istanza presentata dall’ex consigliera di scontare la pena in affidamento ai servizi sociali. Dopo il provvedimento di clemenza “è cessata la materia del contendere” perché appunto la grazia revoca il titolo esecutivo della pena. Al momento manca solo la conferma dei giudici che certificherà che Nicole Minetti non deve scontare la pena. Si tratta di un altro importante tassello giudiziario che si inserisce nell’intricata struttura delcaso Minetti.
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Nel quadro di oggi emerge anchela presa di posizione degli avvocati della Camera penale di Milanosull’articolo pubblicato il 5 giugno dal direttore deIl Fatto Quotidiano,Marco Travaglio, “che attraverso l’artificio retorico della lettera indirizzata al Procuratore Generale di Milano, dottoressa Nanni, svolge unattacco scomposto al lavoro del suo ufficio”. La Camera penale prosegue nella nota sostenendo che si mette “in discussione la stessa funzione e la relativa procedura di un istituto costituzionalmente previsto come quello della garanzia”.
Secondo glia avvocati, i media e molti canali social hanno la tendenza di “sostituirsi a chi è istituzionalmente chiamato, ciascuno nel proprio ruolo, a esercitare la delicatissima funzione giurisdizionale di valutare la meritevolezza di un provvedimento di clemenza”. La Camera penale conclude la nota sostenendo che “da tempo denunciamo questa deriva,che travolge, oltre ai fragili equilibri della Giustizia, persone, istituzioni, senza arrestati nemmeno di fronte a una prerogativa costituzionalmente riconosciuta dal Presidente della Repubblica”.
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