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Giustizia, il nodo della responsabilità civile dei magistrati al pettine del governo

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Da quel 23-23 marzo, giorno della debacle referendaria, l’universo dellagiustiziacon costellazioni, satelliti e pianeti annessi,non molla il governo. Che, da un lato tocca il minimo indispensabile il dossier per evitare di intaccare nuovamente quel precario equilibrio di poteri tra governo e magistratura, e dall’altro non può più evitare di fronteggiare i provvedimenti più urgenti da portare avanti in questo ultimo scorcio di legislatura, per evitare invece di lacerare il rapporto governo-elettori.

Ebbene, da agende coordinate, si terrà nei primi giorni della settimana, ilsecondo vertice tra il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e leforze di maggioranzaper proseguire il confronto e tracciare una sorta di cronoprogramma sul da farsi, considerando che ogni alleato dell’esecutivo vorrebbe portare avanti la propria ‘battaglia’.

I nodi da sciogliere, infatti, non sono pochi e sono già emersi nel primo vertice tenutosi lo scorso 3 giugno e a cui hanno preso parte anche il viceministroFrancesco Paolo Sisto, i sottosegretari e i presidenti delle commissioni Giustizia di Camera e Senato, insieme ai capigruppo di maggioranza.

Insomma, uno dei dossier cardine, su cui ha preso la parola anche la primogenita di Silvio Berlusconi, e rilanciato alcune settimane fa dal neo capogruppo FI, Enrico Costa, è laresponsabilità civile dei magistrati. Il Guardasigilli sul punto ha ribadito la posizione tracciata anche in passato. Ovvero che sarebbe “un provvedimento inutile perché colpire un magistrato inetto, inadeguato, indegno, impreparato, sul portafoglio non ha nessuna deterrenza“, ha scandito a Venezia parlando alla Festa dell’Innovazione delFoglio, puntualizzando come non abbia neanche “nessuna efficacia sanzionatori perché siamo tutti ultra-assicurati“.

Insomma, per Nordio, “al massimo, come accade negli incidenti stradali, paga l’assicurazione”.Per il titolare di via Arenula, che ha ammesso che dopo il risultato referendario “il cammino delle riforme è molto più difficile“, “non c’è nessun senso nel sanzionare pecuniariamente un magistrato inadeguato, ma va invece sanzionato nella carriera, nella promozione o addirittura, nel caso di inadeguatezza assoluta, con la rimozione, cioè deve cambiare mestiere o cambiare l’ufficio“.

Una posizione che sembra però non trovare la sintonia delle altre forze di governo, come anche laLega. Dal Carroccio, infatti, si spinge per unprovvedimento che contempli una azione risarcitoria. Sisto, in quota Forza Italia, si dice “certo che si troverà una quadra sia sul tavolo di confronto relativo alla responsabilità delle toghe che su altri temi sul tappeto“. Il numero due della Giustizia ammette l’esistenza di posizioni diverse, “ed è giusto che sia così ma si troverà un punto in sintesi“.

Intanto, il partito fondato dal Cavaliere, chiede di accelerare sui testi già incardinati, a partire dalla riforma della prescrizione e dalle nuove norme sul sequestro degli smartphone, insistendo anche sulla necessitò di mantenere altal’attenzione sul gip collegiale, la cui entrata in vigore è stata rinviata a febbraio-marzo prossimi, secondo quanto annunciato dallo stesso ministro Nordio.

Ma tema di divergenze sono anche i provvedimenti relativi alle imprese in tema di sicurezza nei cantieri e per i medici. E in questo orizzonte,Fratelli d’Italiasolleva i provvedimenti fermi nelle commissioni parlamentari, tra cui la proposta di legge “Liberi di scegliere“, dedicata alla protezione e all’assistenza dei minori e delle famiglie coinvolte in contesti di criminalità organizzata. E apparecchiato in tavola anche nuove orme sul legittimo impedimento.

Su questo palco, la Lega di Matteo Salvini, spinge per interventi legati alla giustizia minorile e per affrontare il tema della cosiddetta “geografia giudiziaria“, ovvero l’insieme delle norme e dei criteri che definiscono la distribuzione territoriale degli uffici giudiziari e che determina la competenza territoriale di ciascun giudice. Intanto, l’opposizione non perde tempo e sfrutta faide interne al governo e divergenze per aizzare le polemiche e rimarcare un’instabilità dell’esecutivo, ormai alle strette.

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