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Giornali, l’allarme di Lasorella (Agcom): ‘Vendite crollate di un decimo rispetto a inizio secolo’

Un dato che genera preoccupazione per lo stato di salute della democrazia e per la capacità, sempre meno diffusa, di informarsi e sviluppare senso critico di fronte agli avvenimenti nazionali e mondiali

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Lanota più dolentedal sistema dei media arriva dall’editoria quotidiana, che nel 2025 ha visto la diffusione delle copie cartacee crollare a 1,2 milioni di unità giornaliere, quasiun decimo di quanto si vendeva all’inizio del secolo“. Parole di viva e tangibile preoccupazione quelle del presidente dell’Agcom,Giacomo Lasorella, che nella giornata odierna ha presentato la Relazione Annuale dell’Autorità al Parlamento.

Un dato quello riportato, che senza dubbio fotografa l’imperante avanzata della tecnologia, una rivoluzione dalla quale è impossibile tornare indietro, ma che al tempo stesso è spia di unfenomeno dannoso per la democraziae per la società civile tutta:gli italiani sono sempre meno interessati a leggere le notizie, ad informarsi e a sforzarsi di avere unosguardo criticosul mondo che li circonda.

Giornali, l’odierna società civile è caratterizzata da un alto grado di polarizzazione

Il crollo della vendita dei giornali è lo specchio di una società che sta cambiando e che si ritrova ad essere sempre più frammentata e caratterizzata daun’elevata polarizzazione, in cui il ceto medio sta scomparendo e crescono solo le differenze tra la parte alta e quella bassa della popolazione. A spiegarlo bene è statoLuca De Biase,giornalista, fondatore e direttore diNòva, settimanale di scienza, tecnologia e innovazione delSole 24 Ore.

Intervenendo al convegno “Non ci vogliamo più informare“, tenutosi a Varese nel novembre del 2023, De Biase ha evidenziato come, in una comunità che non possiede più un luogo in cui comunicare qualcosa su cui siano d’accordo tutti,è difficile trovare una modalità univoca e credibile per informare i cittadini.Questo perché, ciò che vede chi sta al vertice della piramide è diverso da ciò che vede e percepisce chi sta alla base. Come conseguenza, le persone si ritrovano chiuse nelle“echo chambers”, bolle in cui vengonoriconfermati costantemente i propri biase si perde la capacità di sviluppare senso critico.

Il fenomeno, soprattutto in anni recenti, è ovviamente alimentato anche dalla diffusione massiccia dell’intelligenza artificiale, la quale porta i lettori aconsolidare sempre più le proprie convinzioni, ritrovandosi continuamente esposti allo stesso tipo di informazione.

Lasorella mette in guardia sull’IA

D’altronde era stato lo stesso Lasorella, in un’intervista alSole 24 Oredello scorso maggio, a mettere in guardia contro il rischio che l’IA rappresenta pergli editori, il pluralismo e la possibilità di condizionare il dibattito pubblico. In quell’occasione, infatti, il presidente dell’Agcom aveva spiegato le ragioni che hanno spinto l’Autorità a decidere diportare il caso Google davanti alla Commissione Ue. Nel mirino erano finiteAI Overviews e AI Mode,le nuove interfacce con cui il motore di ricerca risponde direttamente agli utenti, senza passare dai link ai siti che riportano le informazioni. Il risultato sonomeno ricavi pubblicitari per gli editori e più difficoltà a finanziare le redazioni, soprattutto quelle più piccole.

Per Lasorella, l’IA di Google “è, nei fatti, un meccanismo che disincentiva l’utente ad andare direttamente alle fonti“. Per questo Agcom ha deciso di aprire ancheun tavolo permanente tra editori e piattaforme su copyright, intelligenza artificiale e pluralismo. Del resto, aveva sottolineato il presidente dell’Agcom, sui predetti temi, “non si può far altro checercare un dialogo. Le piattaforme ormai sono soggetti con i quali l’editoria sa, e non da oggi, di dover fare i conti“.

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