Unmetodo di lotta non violentoda utilizzare quando “i metodi convenzionali non funzionano”. È da questa convinzione che nasce ilnuovo sciopero della fame di Roberto Giachetti. Il deputato diItalia Viva, storico esponente dell’area radicale, non è nuovo a questo tipo di protesta: “Questo sarà il trentesimo, più altri due sia della fame che della sete”, racconta.
Dal 5 maggio Giachetti prosegue assumendo soltanto tre cappuccini al giorno e acqua,“come da tradizione pannelliana”. L’obiettivo è chiederela fine dellaparalisi della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, bloccata da quasi due anni.
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Lo stallo della Vigilanza Rai
Per il deputato il tema è tutt’altro che marginale: “Sembra una questione ridicola, main gioco c’è il sangue della democrazia”. Secondo Giachetti, svuotare di fatto l’unico organo di garanzia e controllo affidato anche alle opposizioni significa compromettere un equilibrio fondamentale del sistema democratico.
Nel suo ragionamento, ilcentrodestracontrollerebbe già una parte rilevante del panorama informativo attraversoMediasete, con il blocco della Vigilanza, starebbe ora “occupando militarmente la Rai” proprio alla vigilia di una lunga stagione elettorale.
Secondo il parlamentare, l’incapacità della maggioranza di individuare un nome condiviso per la presidenza della Commissione avrebbe portato a un sostanzialecongelamento dei lavori.“Neanche il richiamo di Sergio Mattarella è servito. Hanno continuato adisertare, bloccando tutto”, accusa Giachetti, parlando apertamente di un “sequestro” di un presidio democratico.
Le iniziative e gli obiettivi della protesta di Giachetti
Nonostante la mobilitazione, al momento non sembrano esserci aperture concrete. Le opposizioni, però, si sarebbero compattate attorno a quella che Giachetti definisce una “battaglia di civiltà”. Il deputato riferisce di aver avuto un confronto con la presidente della CommissioneBarbara Floridia, del Movimento 5 Stelle, e auspica che anche nellamaggioranzainizi a crescere una riflessione politica sulla situazione.
Gli obiettivi restano chiari:sbloccare la Vigilanza Rai, nominare ilpresidente della Commissioneeriaprire il percorso di riformadella governance del servizio pubblico, in linea con quanto previsto dalMedia Freedom Act europeo.
Nell’ambito della protesta, Giachetti si è presentato davanti aPalazzo San Macuto, sede della Commissione, indossando un cartello bianco. Un simbolo scelto per rappresentare, a suo dire, “la resa delle istituzioni” davanti a una situazione di illegalità diffusa. Ma, assicura,non sarà l’ultima iniziativa.
Lo sciopero della fame come strumento politico
Per Giachetti lo sciopero della fame non è soltanto una forma di protesta, ma un verostrumento politico e morale.In questi primi giorni ha già persoquattro chili, ma in passato le conseguenze sulla salute sono state ben più pesanti: “A volte si finisce in ospedale”,ricorda, citando lo sciopero del2022durato 88 giorni per chiedere una nuova legge elettorale.
In quell’occasione intervenne anche l’allora presidente della RepubblicaGiorgio Napolitano, che lo contattò personalmente chiedendogli diinterrompere la protesta e impegnandosi ad affrontare la questione.
Lo sciopero della fame, reso celebre in Italia dalle battaglie diMarco Pannella, oggi appare sempre più raro nel panorama politico. Giachetti resta tra i pochi a praticarlo ancora, convinto chemettere a disposizione il proprio corpo e la propria salute significhi dare peso concreto a un’emergenza politica.
Per il deputato, si tratta di un modo per esercitare una pressione morale sulle istituzioni e costringerle a usciredall’immobilismo. Una forma estrema ma non violenta di richiamo alla responsabilità pubblica, nella speranza che anche questa volta possa produrre effetti concreti.
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