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Gas russo, il dilemma italiano che riavvicina Salvini e Conte: l’asse gialloverde per la riapertura

Il dibattito sul gas russo infiamma l'Europa. Dopo la proroga Usa alla sospensione delle sanzioni verso Mosca, le spaccature italiane diventano più evidenti. Il dilemma rimane tra interessi nazionali e coerenza politica

4 Min di lettura

Il tema dellariapertura algas russotorna, ora più che mai, al centro dei dibattiti europei. GliStati Unitihanno prorogato fino al 16 maggio lasospensione di alcune sanzionisulle materie prime energetiche russe, riaccendendo le discussioni sulla possibilità di riaprire agli acquisti da Mosca.

Una scelta che rafforza le posizioni di chi, anche in Europa, sostiene un ritorno al gas russo. In realtà, nel continente, le forniture non si sono mai del tutto fermate, alimentando accuse diambiguità e doppi standard.

Gas russo: i numeri che riaprono il dibattito

Nei primi sei mesi del 2025, degli11,5 miliardi di metri cubi di gas esportati dalla Russia, una quota significativa è arrivata proprio in Europa occidentale: il 41% inFrancia, il 28% inBelgio, il 20% inSpagna, il 9% neiPaesi Bassie il 2% inPortogallo. Dati che mostrano come, nonostante le dichiarazioni politiche, il legame energetico con Mosca resti tutt’altro che marginale.

Anche in Italia il tema divide. Il presidente di Confindustria,Emanuele Orsini, e l’ad di Eni,Claudio Descalzi, invitano a una riflessione pragmatica mentre il vicepremier leghistaMatteo Salviniironizza: “Non mi paiono putiniani“.

La politica italiana si spacca

In Italia, del resto, le posizioni sembrano essere rimaste immutate. Il leader del Carroccio ha ribadito con forza la necessità diapprovvigionarsi “da tutto il mondo, Russia compresa, pur di evitare ricadute su famiglie e imprese. Una posizione più netta rispetto a quella espressa solo pochi giorni prima, quando subordinava tutto alla fine del conflitto. Sulla stessa linea anche Futuro Nazionale del generaleRoberto Vannacci, ex leghista.

Sul fronte opposto, la segretaria del PdElly Schleinmantiene una linea rigida:nessuna riapertura senza condizioni politiche chiare.Nel mezzo, invece, il Movimento 5 Stelle che mostra una linea meno compatta:Giuseppe Conte e Chiara Appendinoappaiono più vicini all’approccio pragmatico, mentreStefano Patuanellichiede una strategia europea coerente, denunciando l’ipocrisia di un sistema che riduce le importazioni dirette ma continua a ricevere gas russo tramite Paesi terzi,spesso a costi più alti.

Tra coerenza e interesse nazionale

A rendere ancora più complesso il quadro intervengono le critiche politiche, come quelle diEmanuele Pozzolo, che definisce contraddittoria la linea italiana:da un lato la rinuncia al gas russo per ragioni etiche, dall’altro il dialogo con altri regimi autoritari per garantire forniture alternative.

Il punto resta aperto e difficilmente risolvibile con una risposta netta. Da una parte c’è la necessità concreta di garantire energia a prezzi sostenibili; dall’altra la volontà di mantenere una linea politica coerente con i principi dichiarati. È un equilibrio scomodo, dove ogni scelta comporta un costo. E la domanda che viene da farsi è: fino a che punto un Paese può permettersi di sacrificare l’interesse immediato in nome di una coerenza politica più ampia?

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