Poco prima di imbarcarsi su un volo per Bari, il Presidente del Consiglio è stato intercettato dai giornalisti, interessati a comprendere su quale sia il suo pensiero sul duro scontro in corso tra Report, la trasmissione giornalistica condotta da Sigfrido Ranucci su Rai Tre, e il Garante della Privacy. Proprio oggi, il Pd e il M5S sono insorti contro l’Autorità, chiedendo le dimissioni dell’intero consiglio, a causa dei dubbi sulla sua indipendenza dalla politica.
Giorgia Meloni, però, non è apparsa particolarmente turbata dalla vicenda. “L’Autorità è eletta dal Parlamento, non abbiamo competenza sulla possibilità di azzerarla“, ha inizialmente sostenuto, prendendo le distanze su un possibile intervento del governo sulla questione. La decisione, in sostanza, spetta solamente al collegio stesso del Garante.
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Garante, Meloni: “Pd e M5S non si fidano di chi hanno messo loro stessi”
Il premier ha voluto invece soffermarsi su un altro aspetto della questione. “Questo garante è stato eletto durante il governo giallo-rosso, quota Pd e 5s e ha un presidente in quota Pd, dire che sia pressato da un governo di centrodestra mi pare ridicolo“, ha tuonato in riferimento alle dichiarazioni di Elly Schlein e altri membri delle opposizioni sulla questione.
Meloni, però, non si ferma e aggiunge che due principali partiti di opposizione non si fiderebbero dei membri che loro stessi hanno designato per questo ruolo. “Se il Pd e i 5s non si fidano di chi hanno messo all’Autorità per la Privacy, non se la possono prendere con me, forse potevano scegliere meglio“, ha concluso il capo del governo. Per quanto riguarda, invece, la legge che regola questi rapporti, Meloni ha sostenuto che è possibile rivederla, per poi ricordare che, comunque, non è stato il suo esecutivo ad approvarla.
Garante, M5S: “Meloni difende il membro del Garante che ha messo lei stessa”
Parole che non hanno divertito i pentastellati. A prendere la parola a stretto giro sono stati gli esponenti del M5S in commissione di Vigilanza Rai. Questi hanno sostenuto che il premier avrebbe dovuto tacere piuttosto che dare una risposta simile. “Di fronte alle gravi ombre che avvolgono il Garante della Privacy, Meloni si trincera dietro la burocrazia, dicendo che ‘non è competenza del governo‘“, hanno tuonato, specificando la mancanza di una presa di distanza da quanto accaduto e dai presunti rapporti diretti tra Ghiglia e sua sorella.
I pentastellati hanno inoltre specificato che, se fosse accaduto a qualche membro del loro partito, le dimissioni sarebbero state chieste immediatamente. “Meloni invece resta a guardare, come se nulla fosse“, hanno sostenuto, chiarendo che in questo modo il Garante non farebbe altro che “difendere il membro del Garante che lei stessa ha messo lì e che le mandava messaggini e faceva visita a sua sorella a via della Scrofa“.
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