Una rivelazione faticosa ma necessaria. Ai microfoni delCorriere della Sera, il senatore del Partito DemocraticoDario Franceschini ha dichiarato di avere il Parkinson, un disturbo neurodegenerativo cronico e progressivo del cervello. A spingerlo a sottoporsi agli accertamenti è stata l’attenzione del senatore e amicoGraziano Delrio, medico: Franceschini muoveva le mani in modo sospetto e trascinava i piedi e, su suo consiglio, ha effettuato una visita che ha portato alla difficile diagnosi nel 2020.
“Sul mio Parkinson si è pure innestata una forma diparkinsonismo atipico: incide sull’equilibrio e provoca una difficoltà nella parola“, ha raccontato il senatore. Dopo la “botta tremenda” della diagnosi, il suo primo pensiero è andatoalla moglie e alle figlie. “Ho immaginato il dolore, la sofferenza e i disagi che avrei procurato a tutti“, ha detto, senza nascondere il primo istinto di voler tenere la malattia per sé.
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Franceschini: “Io non mollo, continuo a vivere”
La decisione di raccontare la propria esperienza è arrivata in un secondo momento, insieme alla consapevolezza della necessità di“riuscire a riempire le proprie giornate ripetendosi ‘io non mollo, continuo a vivere‘”. Un atteggiamento che Franceschini considera fondamentale al pari dei farmaci.
Parlare pubblicamente della malattia, anche su consiglio di medici, neurologi e psicologi, è diventato così un modo per farsi forza e, allo stesso tempo, trasmetterla agli altri, nonostante lo sforzo che comporta.
Nemmeno agli amici Franceschini aveva rivelato di essere malato, almeno fino a quando hanno iniziato a circolare voci e dubbi. Da quel momento, davanti a una domanda precisa, il senatore ha scelto di dare una risposta altrettanto precisa:la verità. Anche perché, come afferma lui stesso, “quando hai il Parkinson non devi mai isolarti ma continuare a frequentare il mondo sino all’ultima stilla di energia“.
La politica con ritmi diversi
Parlare della malattia e continuare a lavorare è dunque il “rimedio” scelto da Franceschini, seppure con ritmi diversi rispetto al passato. La malattia, racconta, gli ha però anche“dato” una nuova visione delle cose, azzerando le ambizioni personali e facendo venir meno “quel senso diinvincibilitàche il politico si presume debba trasmettere“. L’obbligo di essere sempre“super performante” è svanito e ha lasciato spazio alla possibilità di ridimensionare molte cose.
“Cresce il disincanto: prima vedevo vari retroscena. Mi arrabbiavo quando mi attribuivano una linea non mia, ora sorrido e me ne disinteresso“, ha spiegato il senatore Pd, ribadendo però la propriapassione per la politicae riconoscendo proprio in essa l’elemento comune con alleati e avversari.
“La sanità non deve essere un tema divisivo”
Nell’intervista non è mancato il riferimento allasanità pubblica. La malattia ha rafforzato in Franceschini una convinzione: “Il dibattito sull’assistenza sanitaria nazionale non dovrebbe mai seguire binari ideologici, mai diventare un tema divisivo tra destra e sinistra“.
Per il senatore è profondamente ingiusto chela regione di provenienza possa diventare uno svantaggio nell’accesso alle cure. In Italia, sottolinea Franceschini, i malati di Parkinson sono circa400 milae la maggior parte degli studiosi ritiene che nei prossimi dieci anni il loro numero potrebbe raddoppiare. Le ragioni di questa crescita, però, restano ancora in gran parte oscure.
Ed è proprio per questo, conclude Franceschini, che diventa ancora più evidente la necessità diinvestire nella ricerca.
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