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Fini, sicurezza e integrazione: ‘Problema di tutto l’Occidente’

"La sicurezza interna di un Paese arriva proprio da una ferrea identità dello stesso", che "se intaccata e demolita, raggiunge il più assoluto relativismo". L'ex presidente della Camera, delfino di Giorgio Almirante, porta i conti a zero sui caldi dossier del controllo del territorio e dell'integrazione dei cittadini provenienti da altre aree del mondo, riponendo la soluzione nel ritrovo dell'identità di una Nazione

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Oriana Fallaci lo definiva “Eurabia“.Gianfranco Finine fa riflesso dell’importanza dellasicurezzainterna e dell’integrazione. E’ quel rischio dormiente della radicalizzazione dell’Islam in Europa, e in più ampio spettro dell’Occidente intero, e che tende ad infiltrarsi in tutte le società che non sono Mezzaluna.

Mastica la politica da più di 40 anni, dasegretario del Msi, presidente di An poi Pdl, fino a vicepremier, presidente della Camera, e non per ultimo fondatore diFuturo e Libertà. Fini ha vissuto gli anni di Piombo, le più pesanti tensioni internazionali e conosce a menadito gli ingranaggi del potere romano. E nella sala Caduti di Nassiriya, le sue sono parole al miele, alla presentazione del libro “Dall’uniforme al Parlamento” di Filippo Ascierto.

Dal ritrovare il senso delle istituzioni nelle nuove generazioni, Fini disegna un’orizzonte dove si stagliano i tempi che cambiano e per trovarne la stella polare occorre tirare il freno di quel progresso sfrenato e ripartire dalle origini:rinvigorire l’identità di un Paese. Perché “sicurezza e identità sono binomio fondamentale di una nazione, che va declinato nel futuro“, scandisce il presidente ai nostri microfoni spiegando come oggi se ne sia perso il senso, tanto che l’identità necessita di essere riempita di valori di riferimento anche sul piano legislativo. Trovando, nella velocità del cambiamento,nuovi principiche inevitabilmente cambiano e si uniformano alla società.

D’altronde, ricordando che “le radici profonde non gelano mai“, Fini scandisce che “la sicurezza interna di un Paese arriva proprio da una ferrea identità“, che “se intaccata e demolita, raggiunge il più assoluto relativismo“. Certo è, comunque che sul piano della quotidianità, le sfide siano enormi: “Per ragioni demografiche, ci confronteremo con la prospettiva ineludibile di una società multietnica. Che per l’economia, dati alla mano, che già arranca, senza lavoratori stranieri sappiamo che crollerebbe“.

Quindi, qual è il freno da tirare per non perdersi? “L’Italia non deve avere paura dell’immigrazione, bensì deve avere la consapevolezza che va gestita“, spiega il Traghettatore che sul tema fu firmatario di una legge con Umberto Bossi nel 2002. Di conseguenza, più importante della gestione della sicurezza delle frontiere, è garantire l’integrazione: “Che non vuol dire solo rispettare le leggima significa rispetta i valori della società in cui si cerca di far parte“.

Qui però è cortocircuito: “In termini di fede religiosa i valori non possono coincidere, ci sono valutazioni valoriali differenti. Quindi ilproblema non deriva solo dal fenomeno del terrorismoall’interno del variopinto mondo islamico“. Non a caso, infatti, i temi della sicurezza e dell’integrazione sono ad oggi nodi al pettine delgoverno Meloni, nonostante abbia dedicato, dal momento del suo insediamento, notevoli investimenti in termini normativi e finanziari.

Per il leader di Fiuggi, però non è un problema che resta circoscritto entro i confini italiani: “Sono nodi di tutto l’Occidente e non c’è dubbio che la spinta migratoria verso l’Occidente, che proviene da aree depresse del mondo,sia una spinta destinata a crescere. Basti pensare a difficoltà economica, nonché scarsa qualità della vita in tante parti del mondo.

In sostanza, per il presidente“occorre sicuramente garantire la sicurezza delle frontiere, e quindi evitare che ci sia lassismo”,mala vera grande sfida è l’integrazionedi coloro che sono lecitamente sul nostro territorio nazionale”.

Sfida che, se non ben agguantata, espone non solo al rischio della radicalizzazione islamista, ma anche al coinvolgimento di attività criminali e alla marginalizzazione. E in Italia, rinunciare al controllo dell’immigrazione sarebbe fatale, sotto il profilo politico e sociale. Per dirla con Fallaci: “Che l’Occidente non si svenda, e non si arrenda per paura di apparire intollerante“.

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