Dopo mesi di polemiche, la direttrice d’orchestra,Beatrice Venezi, si sfoga in una nuova intervista aHoara Borselliper il suo podcastSette Vite. Senza farne mai il nome, Venezi punta il dito contro il sovrintendente delTeatro La Fenicedi Venezia, Nicola Colabianchi e critica il ministro della Cultura,Alessandro Giuli.Conclusosi il rapporto di collaborazione con la Fondazione, la direttrice d’orchestra afferma di essersi sentita “usata” e non “difesa“.
Nemmeno Giuli, “in sette mesi“, avrebbe detto una parola in sua difesa e, aggiunge Venezi,“non ho le prove, ma risulterebbe che ilcomunicato del mio licenziamento sia partito proprio dal ministero“. La vicenda è da subito diventata un caso politico oltre che culturale: dalla nomina al licenziamento, le sueposizioni politichee la vicinanza alle forze di governo è stata al centro del dibattito.
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Venezi: “Non risalirei sul palco di Atreju”
Venezi ha infatti detto apertamente: “Se fossi stata disinistrasicuramente non sarei stata attaccata dai sindacati della Fenice. Non solo ho dichiaratosimpatia per Meloni, ma anche il fatto di non aver dichiarato la mia simpatia per il solito circoletto è sicuramente stato un motivo disvantaggio“.
Quindi, senza esitazione, ha rivelato che, tornando indietro, probabilmentenon risalirebbe sul palco di Atreju,la tradizionale manifestazione politica annuale organizzata dall’organizzazione giovanile del partito di destraFratelli d’Italia.Beatrice Venezi vi ha partecipato in più occasioni ma, con il senno di poi, sconsiglia ad altri di farlo “perché ti mettono un cappello e nessuno poi ti difende“.
Le mancanze di Colabianchi
Per la direttrice, la Fondazione aveva bisogno di presentare una faccia nuova e avrebbe utilizzato la sua ma, aggiunge: “Quando i lavoratori della Fenice hanno cominciato a manifestare contro di me, una lavoratrice come loro, con ripetute letture di volantini anche sul palco, mi chiedo come mai non ci sia stato nessun richiamo da parte del sovrintendente, che evidentemente aveva avallato che fossero letti”.
Colabianchi non avrebbe fatto nulla con le varie componenti del teatro per “preparare il terreno” circa il suo arrivo alla Fenice. Non è chiaro se la mancanza in tal senso sia stata voluta oppure no ma, per Venezi, una cosa è certa: “Tutto questo non è stato fatto e tutto ha preso una motivazione politica“.
Il licenziamento da La Fenice dopo l’intervista a La Nación
Tornando poi sulla tanto contestata intervista al quotidiano argentinoLa Nación, Venezi parla di “pretesto per il licenziamento“. Infatti, dopo le polemiche innescate dall’intervista, La Fondazione ha annunciato ufficialmente l’interruzione di ogni futura collaborazione con la direttrice d’orchestra.
Per Venezi che fosse un pretesto è palese e infatti afferma: “Se il problema fosse stato davvero quella mia dichiarazione in quell’intervista mi sarei aspettata una chiamata per dire ‘rettifica, spiega meglio‘, invece nessuno lo ha fatto“.
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