All’indomani dello scontro sull’ex Ilva tra Governo e sindacati, l’Esecutivo non demorde e “dando concreto seguito alla disponibilità a proseguire il confronto” sulla fabbrica di Taranto, “riaffermata in occasione dell’incontro di ieri” ha deciso di convocare le organizzazioni sindacali per il prossimo 18 novembre alle ore 15 presso la Sala Verde di Palazzo Chigi.
L’obiettivo, come specifica la nota emessa da Palazzo Chigi, è “riprendere il dialogo sulle prospettive occupazionali dei lavoratori del Gruppo“. Un dialogo che sembrava al quanto perso proprio dopo la giornata di discussioni di ieri e dal quale le sigle erano uscite con un parere duro e netto, convinte che non ci sia nessun piano del governo bensì solo la volontà di chiudere una volta per tutte l’ex Ilva.
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Dal confronto con l’Esecutivo, i sindacati hanno appreso che la cassa integrazione per i lavoratori a gennaio potrebbe raggiungere quota 6.000 con un aumento consistente già entro fine dicembre. Ovvero, da 4.550 a circa 5.700 unità, con integrazione del redito, a causa della rimodulazione delle attività.
Una chiusura delle trattative talmente non serena, che nella serata di ieri, Palazzo Chigi ha ritenuto necessario intervenire esprimendo rammarico per il fatto che la proposta di proseguire il confronto sull’ex Ilva, anche relativamente agli aspetti tecnici emersi nel corso della discussione, non sia stata accettata dalle organizzazioni sindacali.
Dal canto loro, però, i sindacati hanno parlato senza sfumature di un progetto che mirerebbe alla “chiusura” nonostante le rassicurazioni di un potenziale “segreto” nuovo acquirente. Ma la cassa integrazione pesa troppo e lascia il segno.
Ma nonostante spiegazioni di vario genere dalle istituzioni, ai sindacati non sono bastate le motivazioni che hanno portato a costituire il piano presentato. E non li ha convinti neanche l’annuncio di questa trattativa “segreta” con un nuovo soggetto interessato a rilevare gli impianti. Secondo quanto riferito da
fonti sindacali, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, avrebbe parlato di quattro player potenzialmente interessati al gruppo siderurgico, citando ancora Baku Steel più i due fondi che si sono fatti avanti a settembre, ovvero Flacks Group e Bedrock. A questi andrebbe aggiunto un quarto soggetto che starebbe portando avanti una trattativa coperta da estremo riserbo.
Nella giornata di oggi, le richieste sono state ribadite all’Esecutivo nel corso della riunione alla quale hanno partecipato oltre al governo e ai sindacati anche i rappresentati delle Regioni Piemonte, Liguria e Puglia, e i rappresentanti di Invitalia. Ma, i sindacati non si mostrano affatto diplomatici alla fine della riunione.
In sostanza, dunque, a interrompere il confronto di ieri, sarebbe stato questo piano aggiornato illustrato dal governo, i cui dettagli sono emersi nella mattinata e si parlerebbe di un piano di decarbonizzazione più veloce, in 4 anni e non in otto, “così da consentire all’Italia di diventare il primo paese europeo a produrre solo acciaio green“, i negoziati in corso con i quattro tre player internazionali e per l’appunto l’annoso incremento del ricorso alla cassa integrazione, a causa della rimodulazione dell’attività produttiva dal 15 novembre a fine dicembre.
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