L’emendamento di Fratelli d’Italia sull’oro di Bankitalia ha monopolizzato il dibattito sulla Legge di Bilancio per il 2026. Mentre la commissione Bilancio del Senato è riunita in vista del prossimo voto in Aula, che dovrebbe tenersi la prossima settimana, all’interno di Fratelli d’Italia si discute la strategia per discutere il tema.
La questione non è semplice, la Banca Centrale Europea (Bce) ha già frenato la proposta di modifica due volte. La prima il 3 dicembre, a cui ha fatto seguito una modifica dell’emendamento, e la seconda il 9 dicembre, in quanto la modifica non sarebbe stata ritenuta sufficiente a colmare le lacune indicate.
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L’emendamento preso in considerazione è stato presentato con la prima firma di Lucio Malan e inizialmente stabiliva che la priorità dell’oro della Banca d’Italia fosse dello Stato italiana. Dopo il primo stop della Bce, poi, il partito ha rimodulato la proposta di modifica, che ora stabilisce che “le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono al popolo italiano“.
Ciò su cui la Bce continua a insistere è la mancanza di spiegazioni su quale sia la concreta finalità della proposta di disposizione rivista. Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, ha poi specificato che il governo è pronto a fornire tutti i chiarimenti necessari, al fine di rendere attuabile l’emendamento.
Emendamento oro di Bankitalia, la nota di FdI
Oggi, a riaccendere l’attenzione sul caso, è una nota informativa di FdI, anticipata dai siti di Repubblica e Corriere della Sera, intitolata “Oro di Bankitalia al popolo italiano: smontiamo le fake news“. Secondo quanto si legge nel documento, il partito spiega che alla base della proposta di modifica vi è la consapevolezza che il capitale della Banca d’Italia, comprese le riserve auree, è detenuto da banche, assicurazioni, fondazioni, enti ed istituti di previdenza, fondi pensione ecc. aventi sede legale in Italia, che però in molti casi sono controllati da gruppi stranieri.
“L’Italia non può correre il rischio che soggetti privati rivendichino diritti sulle riserve auree degli italiani“, ha spiegato Fratelli d’Italia, chiarendo che la finalità dell’emendamento è proprio evitare che si verifichi una situazione simile attraverso una norma che faccia chiarezza sulla proprietà. “Inoltre, sul sito della Banca d’Italia si afferma che l’oro è di ‘proprietà dell’istituto’. Un motivo in più per esplicitare che le riserve auree sono di proprietà di tutti gli italiani“, spiega ancora la nota.
Infine, FdI specifica che è “falso” sostenere che “il Governo vuole l’oro di Bankitalia per venderlo“. Il partito sostiene che il concetto sarebbe in realtà ben diverso, ovvero c’è la necessità di affermare che la proprietà dell’oro detenuto dalla Banca d’Italia è dello Stato “proprio per proteggere le riserve auree da speculazioni“. Fratelli d’Italia ha poi specificato che nella storia del Paese “l’unico che ventilò l’ipotesi di una vendita delle riserve auree fu un governo di sinistra, quello di Romano Prodi, che nel 2007 salutava come ‘positivo’ il dibattito sul tema“.
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