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Educazione affettiva nelle scuole: 500 mila firme raccolte dal Partito Gay per il referendum

“Si Educazione Affettiva nelle scuole” è il nome del referendum. Al momento sono state raccolte 500 mila firme online per abrogare la legge Valditara. Fracassi sottolinea che “non siamo promotori del referendum”

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C’è movimento per quanto riguarda la legge Valditara che da luglio scorso vieta nelle scuole dell’infanzia e primarie l’educazione sessuo-affettiva, mentre impone alle medie e alle superiori il consenso preventivo delle famiglie. “Si Educazione Affettiva nelle scuole” è il nome del referendum promosso dal comitato omonimo che ha come portavoce i fondatori del Partito Gay LGBT+, Fabrizio Marrazzo e Marina Zela. Al momento sono 500 mila le firme raccolte online per abrogare la legge Valditara.

Un punto importante è che il referendum potrebbe svolgersi nel 2028, quando il governo potrebbe aver già cambiato colore. Nel frattempo però a sostenere la causa già Arcigay e Verdi, Marrazzo inoltre ha dichiarato di essere stato contattato dal Pd e dal M5S. “Ora deve muoversi la politica” rilancia il portavoce. Ma vicini alla campagna anche la Flc Cgil. In un’intervista rilasciata a Repubblica, Gianna Fracassi, segretaria generale del sindacato ha specificato che “non siamo tra i promotori del referendum. Abbiamo appreso dell’iniziativa in agosto e ricevuto molte sollecitazione dalle nostre Rsu e dagli iscritti perché la sostenessimo”.

Educazione affettiva nelle scuole: Fracassi sul referendum

Non sono promotori ci tiene a precisare più volte Fracassi: “Condividiamo la proposta e la diffondiamo attraverso i nostri canali”. Successivamente Fracassi aggiusta ulteriormente il tiro: “Se avessimo deciso autonomamente, probabilmente non avremmo scelto questa strada, per noi occorre una legge sull’educazione sessuo-affettiva”. Il sindacato sostiene l’abrogazione che però non basta “occorre una legge della quale il Paese è privo. Molte scuole hanno già fatto tanto, ma serve una proposta organica. Il referendum può contribuire a crearne le condizioni politiche”.

Fracassi poi sottolinea che nel dibattito “sono state diffuse falsità, a cominciare dalla cosiddetta ‘teoria gender’, evocata come minaccia senza che nessuno sappia davvero che cosa sia”. E ancora: “Non si tratta di insegnare ‘cose strane’, bensì accompagnare i giovani nelle relazioni e contrastare disparità e violenza sulle donne”.

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