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Draghi striglia l’Ue: “Senza politiche per l’IA si rischia la stagnazione, vi siete inceppati sulle norme”

Con un'adeguata adozione delle tecnologie basate sull'Intelligenza Artificiale, però, l'Unione europea potrebbe vivere un boom economico: "Se si muovesse sulla stessa linea dello precedente sviluppo del digitale negli Stati Uniti, potrebbe esserci una spinta di poco meno dello 0,8% annuo, se fosse sui livelli dell'elettrificazione negli anni 20 del secolo scorso la crescita potrebbe essere superiore dell'1% all'anno"

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L’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Milano è divenuta una nuova occasione per Mario Draghi di mettere in guardia le istituzioni e la cittadinanza italiana su ciò che il futuro riserverà al Paese. In un’epoca di forte evoluzione e di cambiamenti improvvisi e imprevedibile, l’Italia e l’Europa rischiano di rimanere irrimediabilmente indietro, dimenticate nell’incapacità di prendere decisioni e di agire per il bene delle generazioni future.

In un mondo che procede ad alta velocità, la nostra realtà sembra congelata e incapace di ricominciare a muoversi. Eppure, in un contesto così complicato e complesso, non tutto è perduto. Draghi continua a ribadire che è ancora possibile inserirsi in questo processo di crescita, investendo e cercando di risollevare una situazione ancora salvabile.

Se l’Europa non copre il divario che la separa da altri Paesi nell’adozione delle tecnologie legate allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, rischia un futuro di stagnazione“, ha spiegato l’ex premier, chiarendo che le conseguenze di questo evento sarebbero catastrofiche. L’Europa è al momento inadeguata, con popolazioni che continuano ad invecchiare e gran parte delle infrastrutture che ormai appartengono a 10 anni fa.

Draghi: “Senza crescita, i governi dovranno compiere scelte dolorose”

Sembra come se l’Unione europea abbia deciso di fossilizzarsi un periodo dorato, ma ormai appartenente al passato. “Esiste un’illusione seducente, secondo cui la crescita sarebbe meno essenziale una volta raggiunto un alto livello di sviluppo“, ha sostenuto Draghi, chiarendo invece che il presupposto sarebbe proprio il contrario.

Il caos della popolazione potrebbe consentire un aumento del benessere anche se l’economia ristagna, ma questo non è vero in generale e in particolare per i Paesi che si trascinano un alto livello di debito“, ha messo in guardia, ribadendo che se l’economia smette di crescere, ma gli interessi continuano a maturare, allora il rapporto tra debito e prodotto aumenterà fino a diventare insostenibile.

Una volta raggiunto questo punto, però, saranno i governi a dover scegliere i settori su cui smettere di investire. “Dovranno compiere scelte dolorose tra le loro diverse ambizioni fondamentali, tra pensioni e difesa, tra preservare il modello sociale e finanziare la transizione verde“, è il monito dell’ex presidente della Bce. Draghi ha inoltre spiegato che, prendendo in considerazione il profilo demografico europeo, se l’Ue mantenesse il tasso medio di crescita della produttività dell’ultimo decennio, tra 25 anni l’economia avrebbe la stessa dimensione di quella attuale.

La situazione, quindi, deve essere affrontata già a partire da oggi. Il tutto mentre il mondo entra nel territorio inesplorato delle nuove tecnologie. Come hanno dimostrato gli ultimi 20 anni, è impossibile prevedere i tempi delle prossime trasformazioni tecnologiche. Ciò che possiamo prevedere, però, è lo schema che si è già ripetuto nella prima fase della rivoluzione digitale, quando la produttività europea è scesa di circa la metà del ritmo Usa e quasi tutta la divergenza era dovuta allo sviluppo di nuove tecnologie.

Draghi: “La rivoluzione dell’IA può portare l’Ue ad un boom economico”

Questo schema si ripete con la rivoluzione dell’IA“, come spiegato da Draghi, che ha sottolineato come lo scorso anno gli Stati Uniti abbiano compiuto 40 grandi modelli fondamentali, la Cina 15 e l’Unione Europea solo 3. Allo stesso modo, ovviamente, questo divario si osserva in molti altri campi, come la biotecnologia, i materiali avanzati e la fusione nucleare.

Con i tempi velocissimi di diffusione dell’IA, quindi, “La divergenza tra i Paesi che abbracciano l’innovazione e quelli che esitano si allargherà sensibilmente e rapidamente negli anni a venire“. Proprio per questo, quindi, l’Europa si avvicina a vivere un momento di verità, in quanto nel giro di 20 anni è passata dall’essere un continente che accoglieva le nuove tecnologie, riducendo il divario con gli Stati Uniti, a uno che ha progressivamente retto barriere all’innovazione e alla sua adozione.

Con un’adeguata adozione delle tecnologie basate sull’Intelligenza Artificiale, però, l’Unione europea potrebbe vivere un boom economico. “Se si muovesse sulla stessa linea dello precedente sviluppo del digitale negli Stati Uniti, potrebbe esserci una spinta di poco meno dello 0,8% annuo, se fosse sui livelli dell’elettrificazione negli anni 20 del secolo scorso la crescita potrebbe essere superiore dell’1% all’anno“, ha chiarito Draghi, parlando di un’accelerazione che in Europa è assente da decenni ormai.

Il problema attuale, però, è che l’Europa non è stata ancora in grado di adattarsi. “Una politica efficace in
condizioni di incertezza richiede adattabilità, cioè rivedere le ipotesi e adeguare rapidamente le regole
man mano che emergono evidenze concrete sui rischi e i benefici. È qui che l’Europa si è inceppata
“, ha spiegato l’ex premier, aggiungendo che tutto il futuro dell’Ue dipenderà di fatto dalle scelte politiche in materia di Intelligenza Artificiale.

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