Sono due fuoriclasse, la premier Giorgia Meloni e Mario Draghi, già presidente della Bce ed ex presidente del Consiglio. Un rapporto fatto di reciprocità e rispetto che continua nonostante la ‘lontananza’ di Draghi una volta uscito di scena da Palazzo Chigi.
Su Il Giornale Vittorio Feltri rende giustizia a quello che è il duo più improbabile della storia, ma che comunque vede la vittoria in ambedue le parti. Dal lato della Meloni, Fratelli d’Italia sta superando ogni aspettativa restando il primo partito del Paese, mentre l’Ue vede in Mario Draghi un punto di riferimento sulla questioni economiche.
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Dopo un anno di illazioni, voci, ipotesi e speranze, “Supermario” è infatti tornato in campo europeo accettando la proposta che gli ha fatto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: redigere un rapporto sulla competitività in Europa. Evidente lo stato di difficoltà sul tema, come evidente è stata la necessità della von der Leyen di rivolgersi ad un tecnico di prima grandezza come Mario Draghi. Scrive Feltri che lo scopo della presidente della Commissione UE è quello “di tamponare la crisi economica dei 27 Paesi, e in particolare della Germania, ingaggiando un fuoriclasse da lei definito, nel discorso sullo stato dell’Unione, «una delle grandi menti economiche europee“.
Alleanza Meloni-Draghi: il confronto con Berlusconi
Entrambi atlantisti più che europeisti, Meloni e Draghi sono un dinamico duo. “Draghi oggi infatti è- come direbbero i marxisti di una volta – oggettivamente alleato della Meloni, in perfetta convergenza nelle scelte da cui dipendono le sorti del mondo, e pertanto dell’Italia” si legge su Il Giornale.
Di fatto, Draghi è più amico della premier rispetto a quello che era Silvio Berlusconi. Secondo Feltri non è stato un governo che è cominciato con una congiura, tutt’altro. E’ cominciato con un uomo al centro dello Stato – Draghi – e una donna che ha vinto le elezioni, quale la Meloni. “Draghi è stato il garante ideale per la premier, cominciando a sdoganare l’ipotesi di un governo di destra. Aveva una figura di riferimento: Roberto Cingolani che era in stretto rapporto con entrambi” aveva sottolineato il giornalista al programma Non è l’Arena.
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