Draghi e la lotta alla mafia: «Non più incubo stragista, ora è nei cda»

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Il discorso del premier in occasione dell’anniversario della nascita della Direzione Nazionale Antimafia: «Il contrasto all’illegalità tutela anche i progetti del Pnrr»

«La mafia oggi ha nuove forme di espressione: abbiamo superato l’incubo stragista, oggi la criminalità organizzata preferisce infiltrarsi nei consigli di amministrazioni». Così il premier Mario Draghi nel suo intervento al Parlamento in occasione delle celebrazioni per l’anniversario della strage di Capaci e della nascita della Direzione Nazionale Antimafia.  

L’intervento in occasione della nascita della Dia

«E’ molto importante per me essere qui – ha spiegato Draghi – a 31 anni dalla nascita della Direzione Nazionale Antimafia, e a cinque dalla fondazione della sede di Milano della Direzione Investigativa Antimafia. Oggi celebriamo il lavoro iniziato con il pool antimafia della Procura di Palermo, di cui facevano parte Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E che vede in voi, e nel resto della magistratura e delle forze dell’ordine i protagonisti. E’ un lavoro di fondamentale importanza per la Repubblica – per la nostra sicurezza, per la nostra coesione sociale, per la nostra prosperità. Ed e’ un lavoro per cui il Governo e l’Italia intera vi sono profondamente grati – così come sono grati a Falcone e Borsellino. Le indagini di Falcone, Borsellino, dei loro colleghi svelarono in modo netto, nitido, brutale la pervasività di Cosa nostra. Al tempo stesso, evidenziarono il bisogno di una guida istituzionale più chiara e decisa nella lotta alla criminalita’ organizzata. Serviva infatti un miglior coordinamento nell’attività investigativa delle Procure e delle forze dell’ordine. Un coordinamento che fu affidato alla Direzione Nazionale Antimafia e alla Direzione Investigativa Antimafia«. 

Come è cambiato lo scenario in 30 anni

«Rispetto a trent’anni fa, la mafia ha assunto forme nuove, ma altrettanto temibili. Non viviamo più l’incubo dello stragismo, del terrorismo di stampo mafioso. Le mafie si insinuano nei consigli d’amministrazione, nelle aziende che conducono traffici illeciti – al Nord e nel Mezzogiorno. Inquinano il tessuto economico, dal settore immobiliare al commercio all’ingrosso. Controllano il territorio con la violenza, soffocano la libera concorrenza. Tra gli insegnamenti di Giovanni Falcone c’e’ quello, essenziale, di ‘seguire la traccia dei soldi’. Dobbiamo continuare a farlo per proteggere l’economia italiana, i cittadini, le imprese. L’apertura della sede milanese della DIA cinque anni fa e’ anche una risposta a questa esigenza. Le cosche come quelle della ‘ndrangheta si sono diffuse nel Nord Italia – in Lombardia, in Piemonte, in Liguria, in Veneto, in Valle d’Aosta, in Trentino Aldo Adige. Qui si e’ radicata la ‘mafia imprenditrice’, come ha denunciato il Questore di Milano Petronzi. Si impossessa di aziende in difficolta’, si espande in nuovi settori, ricicla denaro sporco, rende inefficaci i servizi, danneggia l’ambiente. Per questo, il contrasto alla criminalità organizzata non e’ solo necessario per la nostra sicurezza. E’ fondamentale per costruire una società piu’ giusta. La lotta all’illegalità impone anche una miglior tutela della spesa pubblica. Dobbiamo fermare e punire chi cerca di drenare fondi pubblici a vantaggio di società mafiose. Le indagini giudiziarie e l’attività investigativa sono una parte essenziale di questo sforzo. Per proteggere i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, semplifichiamo le procedure, miglioriamo il sistema di contrasto alle infiltrazioni, rafforziamo i controlli».

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