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Dl Sicurezza, Meloni: “Nessun pasticcio, la norma sui rimpatri resta. Un decreto per i rilievi del Colle”

Intanto i premi per i rimpatri fanno scoppiare il caos in Aula. L'opposizione occupa banchi del governo e il dem Scotto viene espulso

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Norma rimane, perché in assoluto buonsenso. E noi andremo avanti“. Dal Salone del MobileGiorgia Melonidifende l’emendamento di FdI deldl Sicurezzasul compenso per gli avvocati che favoriscono i rimpatri, ma apre alle modifiche richiede dal Colle. Come? La soluzione che sembra prendere corpo dopo tribolate ore per il governo e la maggioranza, sarebbe approvare il decreto sicurezza così com’è e solo dopo modificare la norma sui premi per i rimpatri dei migranti bocciata dal Quirinale.

Andremo avanti“, sì, ma solo all’apparenza. Perché si può tirare dritto ma l’idea è poi varare un decreto legge ad hoc percorreggere quella singola norma a rischio incostituzionalità. E quindi, il presidente del Consiglio apre alle modifiche suggerite, si fa per dire, dall’altolà del capo dello Stato, Sergio Mattarella, ma difende a spada tratta l’emendamento che prevede il pagamento di circa 600 euro per i legali che, in via stragiudiziale, ottengono il rimpatrio volontario di un migrante.

Insomma, per Meloni il dl sicurezzanon è “un pasticcioe si sta lavorando per raccogliere quei rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati. Rilievi che “trasformeremo in un provvedimento ad hoc perché non c’erano i margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma, ma la norma rimane perché è una norma di assoluto buon senso“.

Francamente– spiega il premier –mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni. Non mi è esattamente chiara la ragione per la quale noi riconosciamo il gratuito patrocinio all’avvocato cheassiste il migrante che fa ricorso contro un decreto di espulsionee non dobbiamo invece riconoscere il lavoro di quel professionista che assiste un migrante quando volontariamente sceglie di essere rimpatriato“. Uno strumento che Meloni afferma venga richiesto di intensificare dall’Unione europea.

Intanto, però, nell’Aula di Montecitorio scoppia il caos. I deputati delle opposizioni hanno occupato i banchi del governo dopo il voto delle questioni pregiudiziali sul decreto sicurezza. I parlamentari, in sostanza, hanno circondato i banchi dove in genere siedono i ministri. Tra i dem,Arturo Scottosi è seduto sui banchi ed è stato prima richiamato all’ordine e poi espulso dall’aula dal presidente di turno Fabio Rampelli che ha inventato i parlamentari a consentire la ripresa dei lavori. La seduta è stata così sospesa e riprenderà al termine della conferenza dei capigruppo convocata nel primo pomeriggio.

Il decreto “della vergogna”, come lo ha ribattezzato il fronte compatto dell’opposizione che perGiuseppe Conte, intercettato in Transatlantico a margine dei lavori sul decreto legge, si tratta di un “cortocircuito istituzionale, stanno creando un grave vulnus. Ci sono dei precedenti ma i precedenti riguardano leggi finanziarie, dove si andava al rischio dell’esercizio provvisorio, dove un correttivo non comportava la sostituzione di una norma incostituzionale“.

L’ipotesi di cambiare la norma “remigrazione” come è stata ribattezzata, alla Camera e poi riportare il provvedimento al Senato entro sabato, ultima data ultima data utile per non farlo scadere, era stata preferita ieri dopo il colloquio al Colle tra il sottosegretario alla presidenza del ConsiglioAlfredo Mantovanoe il capo dello Stato. Senza una modifica a quel testo Mattarella potrebbe anche non apporre la sua firma al decreto. Ma la ragioneria dello Stato ha bocciato, per mancanza di coperture, la soluzione che la maggioranza aveva ipotizzato per riscrivere la controversa norma. Quindi, da quanto emerso in queste ore, sembra prevalere l’idea di approvare il decreto così come è esponendo al rischio di una bocciatura del Quirinale.

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