Il governo ha posto la fiducia alla Camera suldecreto Sicurezzae a chiederla è stato il ministro dell’InternoMatteo Piantedosi. Ledichiarazioni di votosono fissate per domani alle 16, seguite dalla votazione per appello nominale. Il voto finale sul provvedimento è attesovenerdì, a ridosso della scadenza del 25 aprile per la conversione in legge.
Nel frattempo, l’Aula dovrà esaminare anche i145 ordini del giorno presentati.Al centro dello scontro c’è la misura che prevede un compenso di circa600 euroagli avvocati che assistono i migranti nei rimpatri volontari. La norma è finita sotto la lente del Quirinale, con il presidenteSergio Mattarellache avrebbe espresso forti perplessità, aprendo il rischio estremo di unamancata firma del provvedimento. Critiche sono arrivate anche da avvocatura, magistratura e opposizioni.
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La scelta del governo: niente modifiche subito
Per evitare ritardi e il rischio di far decadere il decreto, l’esecutivo ha deciso di non intervenire ora con emendamenti ma, piuttosto, diapprovare il decreto così com’è e intervenire dopo con un nuovo provvedimento correttivo. Una scelta dettata dai tempi stretti e dalla difficoltà di trovare subito coperture economiche per modificare la norma.
Il secondo decreto dovrebbeampliare le figure coinvoltenei rimpatri (non solo avvocati);eliminare il riferimento al Consiglio nazionale forensecome soggetto pagatore ericonoscere il compenso anche in caso di esito negativo della procedura.Il correttivo arriverà solo dopo la conversione del Dl Sicurezza.
Le posizioni politiche
La premierGiorgia Meloniha difeso la norma: “Rimane, è di buon senso” ma apre a modifiche tecniche richieste dal Quirinale. Il vicepremierMatteo Salviniha minimizzato le tensioni, mentreAntonio Tajaniha provato a smorzare: “Le soluzioni si trovano”.
Dall’opposizione, il leader del M5SGiuseppe Conteparla di “cortocircuito istituzionale” e attacca duramente il provvedimento. Ilclima alla Camera era tesissimo: sono state respinte le pregiudiziali di costituzionalità, le opposizioni erano sul piede di guerra e si è verificata l’occupazione dei banchi del governo. Il deputatoArturo Scottoè stato addirittura espulso dall’Aula durante le proteste.
Il retroscena: trattative e rischio stallo
Nei giorni scorsi si è cercata una mediazione tra Parlamento, governo e Quirinale, anche attraverso il sottosegretario Alfredo Mantovano. L’ipotesi iniziale di modificare subito la norma è saltata perché mancavano lecoperture economiche e i tempi parlamentari erano troppo stretti.Inoltre il rischio era quello di far decadere l’intero decreto.
Da qui la scelta di rinviare tutto a un secondo intervento. Il governo punta quindi a portare a casa il decreto ma approvare una norma contestata per poi correggerla subito dopo espone ad un rischio sia politico che istituzionale. Si tratta quindi di una strategia pragmatica, ma fragile.
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