Way Technological Systems

Spese militari, Salvini prepara l’offensiva: a Meloni conviene il voto anticipato?

A poco meno di due anni dalla fine della legislatura, la figura del leader della Lega si staglia come una possibile minaccia all'unità del centrodestra. Il tema delle spese militari e il conseguente voto in Parlamento necessario ad approvare lo scostamento dagli obiettivi programmatici del Bilancio potrebbero garantire al Carroccio l'opportunità di un nuovo tiro mancino

6 Min di lettura

Il 2026 sarà un anno cruciale per il governo di Giorgia Meloni. Tra crisi internazionali e riforme da attuare entro la fine della legislatura, l’Esecutivo si prepara all’anno che precede le elezioni Politiche. A preoccupare è la figura di quello che dovrebbe essere un alleato: Matteo Salvini è uscito rinvigorito dalla sentenza di assoluzione sul caso Open Arms e sembra pronto a concentrarsi esclusivamente sulla scalata verso il voto del 2027.

Dopo mesi in cui i piccoli strappi del Carroccio avevano fatto temere una possibile frattura della coalizione, il 2026 si apre come un capitolo molto più complesso. A riconoscerlo era stata la stessa Giorgia Meloni nel suo discorso di auguri ai dipendenti della Presidenza del Consiglio: “Il 2025 è stato tosto per tutti noi, ma non preoccupatevi il nuovo anno sarà molto peggio“. Una premonizione scherzosa che però potrebbe nascondere qualche preoccupazione.

Salvini è alla ricerca di un tema su cui scostarsi, su cui guadagnare la propria fetta consistente di elettorato, anche in considerazione dei sondaggi attuali. L’ultima rilevazione di Supermedia Youtrend del 19 dicembre vede la Lega all’8,4%, ben lontano dal 29,8% di FdI e secondo anche dall’8,8% di Forza Italia. Un risultato che avrebbe convinto il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture della necessità di uno scossone, di un terremoto che possa in qualche modo riportarlo ai vecchi fasti. Il nodo delle spese militari, quindi, si mostra il terreno più adatto su cui allenarsi.

Il governo Meloni ha assunto impegni inderogabili con la Nato, accettando la richiesta di aumentare le spese di difesa e sicurezza fino al 5% del Pil. Una domanda accolta anche per accontentare il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, frustrato dalle mancanze del Vecchio Continente in materia militare. Le opposizioni hanno già ampiamente espresso la loro contrarietà ricordando che una spesa simile non sarebbe sostenibile a livello economico, se non a scapito degli investimenti nei settori del welfare. Una posizione a cui sembra affine anche lo stesso Salvini.

L’eventualità di un aut aut è stata comunque esclusa dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, il quale ha confermato che, nel caso in cui a marzo il deficit italiano fosse al di sotto del 3%, l’aumento della spesa sarà coperto dalla clausola di salvaguardia nazionale. Questa permetterà di spendere di più senza preoccuparsi della creazione di nuovo debito pubblico. Un mantra ripetuto da mesi che però si scontra con la dura realtà del voto in Parlamento.

L’aumento delle spese militari comporterà uno scostamento dagli obiettivi programmatici del Bilancio, che dovrà essere votato da Camera e Senato. Oltre alla contrarietà delle opposizioni, quindi, il governo Meloni potrebbe trovarsi di fronte al tiro mancino della Lega. Non sarebbe la prima volta che il Carroccio nasconde qualche sorpresa in sede di voto.

Solo poche settimane fa, durante l’analisi della Legge di Bilancio in Commissione al Senato, i leghisti hanno votato contro il maxi emendamento da 3,5 miliardi di euro perché contenente una stretta alle pensioni che non era affatto di loro gradimento. Il risultato? Gli esperti del Mef si sono riorganizzati per presentare un testo che permettesse al partito di Salvini di allinearsi al governo. Un voto che è arrivato mentre Meloni era fuori dall’Italia, precisamente a Bruxelles a votare per un prestito da 90 miliardi proprio a Kiev.

La mossa avrebbe infuriato il premier tanto da convincerla a inviare un messaggio chiaro ai leghisti: niente più strappi fino al nuovo anno. La richiesta era strettamente correlata al voto in Consiglio dei ministri del decreto per l’Ucraina, ovvero la proposta di legge che permette all’Italia di continuare ad inviare aiuti e armi a Kiev anche nel corso del 2026. E se la Lega in questa occasione ha ubbidito, non è certo che continuerà su questa linea anche nei prossimi mesi.

Il centrodestra, quindi, si trova ad affrontare un bivio nettissimo: strappare o no con la Lega? L’ipotesi di un voto anticipato, quindi, non sembra più troppo assurda. La primavera del 2027 è ancora lontana e Meloni potrebbe decidere di non lasciarsi logorare fino all’ultimo giorno. Il premier, comunque, anche durante la conferenza stampa di inizio anno, ha negato questa eventualità chiarendo di voler arrivare alla fine della legislatura. Sfruttando il fattore tempo, che impedirebbe da un lato alla Lega di sferrare i suoi attacchi più duri e dall’altro alle opposizioni di organizzare un’agenda di governo che possa essere considerata veramente un’alternativa, Meloni potrebbe garantirsi un secondo mandato.

Prima, però, ci sono altre questioni da risolvere. A marzo c’è il banco di prova del referendum sulla separazione delle carriere. Se l’esito dovesse essere positivo, Meloni avrebbe la conferma che un’accelerazione legata al voto anticipato potrebbe essere davvero la scelta giusta per il suo governo. Quindi, la formulazione di una nuova legge elettorale, con il sistema proporzionale con premio di maggioranza, potrebbe davvero aiutare il premier a confermarsi alla guida dell’Italia per altri 5 anni.

© Riproduzione riservata

TAGGED:
Condividi questo Articolo

Avvertenza legale sulle immagini

Alcune delle immagini pubblicate all’interno di questa testata giornalistica sono tratte da fonti online liberamente accessibili. Tali immagini non sono in alcun modo utilizzate per finalità commerciali e i relativi diritti restano di esclusiva titolarità dei rispettivi aventi diritto.

Nonostante le verifiche preventive effettuate dagli autori (incluse, a titolo esemplificativo, l’analisi di metadati, Exif, watermark, loghi o altri segni distintivi), qualora la pubblicazione di un contenuto grafico dovesse risultare lesiva di diritti di proprietà intellettuale o di altri diritti soggettivi, la redazione, su richiesta del titolare, si impegna a rimuoverlo immediatamente o, ove richiesto, a indicarne correttamente l’attribuzione.

Eventuali segnalazioni possono essere inoltrate all’indirizzo e-mail: proprietaintellettuale@ildifforme.it.

In caso di accertata violazione, la redazione adotterà senza indugio ogni misura necessaria alla cessazione della stessa.