Adriano Celentano, in una tribuna elettorale del 1994, elogiò il suo ruolo di“spia del popolo” contro le “malefatte della partitocrazia”. Per Vasco Rossi era il suo “alter ego politico” e per Pierpaolo Pasoli addirittura “uno scandalo inintegrabile”. Eppure, a dici anni dalla scomparsa diMarco Pannella, le parole sembrano non poter descrivere appieno una delle figurepiù rivoluzionarie della storia politica italiana.
Marco Pannella, un leader politico fuori dagli schemi
Nella sua lunga vita, Pannella interpretò molti ruoli tutti insieme, ma quello che senza dubbio gli riuscì meglio fu illeader di partito fuori dagli schemi, capace di rivoluzionare profondamente il modo di comunicare e di occuparsi della cosa pubblica. “Il ragionevole sregolamento di tutti i sensi“, disse lui stesso, citando Arthur Rimbaud, tentando di dare una definizione alla sua attività alla guida delPartito Radicale.
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La geniale intuizione di Pannella, vero punto di partenza di tutto il suo percorso, fu quella di portare la politica fuori dalle fabbriche e dai congressi per farla entrarenelle case e nei letti delle persone. Da qui, le celebri e determinanti battaglie in difesa deidiritti individuali e civili.
La lunga carriera politica di Marco Pannella
Nel ’55, dopo un’esperienza nella Gioventù Liberale e nell’Unione goliardica italiana,fondò il Partito Radicaleinsieme a Mario Pannunzio, direttore delMondo. Ne prese il timone nel ’63 e, da un circolo di
eredi del laicismo, lo trasformò inincrocio affollato di culture politiche diverse, tra pacifisti, femministe, gay e ambientalisti. Liberale e anticomunista, Pannella si fece distruttore degli steccati ideologici. Con la
Lega italiana per il divorzio(Lid) portò la politica fuori dal partito per parlare ai settori più conservatori della società e la successivavittoria del no al referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio nel ’74fu il primo grande successo politico del leader radicale.
Partì quindi la stagione delleconsultazioni referendarie. In quarant’anni Pannella chiese ben117 referendum, raccogliendo più di 60 milioni di firme: dallo stop al finanziamento pubblico dei partiti fino al nucleare. Ma il leader radicale passò alla storia anche per la sua capacità diridefinire le forme di lotta politica, nel segno delladisobbedienza civile e della nonviolenza. Ricorse infatti ascioperi della famee della seteper attirare l’attenzione politica e mediatica su emergenze da lui considerate improrogabili:le carceri sovraffollate, la fame nel mondo, il pluralismo nella tv pubblica.
Pannella, un leader rimasto sempre fermo nelle sue idee
E ancora, è lui l’inventore dell’ostruzionismo parlamentare: discorsi chilometrici, anche di sette o otto ore, protratti fino a notte fonda con il fine diostacolare l’approvazione delle leggi. E poi le strategie comunicative
estreme, come il presentarsi vestito da fantasma in diretta tv per il referendum sulla caccia nel ’97 o ilfumare uno spinello in pubbliconel ’75 per promuovere la depenalizzazione della cannabis, finendo per questo in manette.
Inoltre, se è vero che Pannella contribuì allapersonalizzazione dei partiti politici, fece al contempo dell’ascolto e del dialogo con mondi diversi la cifra della sua carriera politica, passandodalla contiguità con gli attivisti degli anni ’70 all’alleanza con Silvio Berlusconi nel ’94. Insomma, non ebbe necessità di occupare necessariamente un posto predeterminato nel panorama politico italiano, di darsi etichette:l’importante era restare fermo nelle sue idee.
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