La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha espresso parere contrario alla richiesta dellaProcura di Romadi acquisire le chat tra il deputato di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, imprenditore condannato come prestanome del clan Senese e attualmente indagato nell’inchiesta sulla cosiddetta“Bisteccheria d’Italia”.La decisione ha immediatamente acceso lo scontro politico tra maggioranza e opposizione. La vicenda, secondo quanto riportato anche da Il Giornale, ruota attorno alla tutela dei limiti entro cui la magistratura può acquisire comunicazioni di un parlamentare che non è formalmente coinvolto nell’indagine.
Infatti, Delmastro non risulta indagato e il suo nome compare nell’inchiesta esclusivamente per i rapporti societari avuti in passato con la famiglia Caroccia nella società “4 Forchette Srl”, che gestiva un ristorante nella Capitale. Secondo gli investigatori, il locale sarebbe stato utilizzato per il riciclaggio di denaro riconducibile al clan Senese, ipotesi contestata agli indagati. La Procura aveva chiesto di acquisire le conversazioni presenti nei telefoni sequestrati a Caroccia con l’obiettivo di ricostruire i rapporti tra i soci e comprendere meglio la nascita della società e il ruolo ricoperto dai singoli soggetti.
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Lo scontro politico in Parlamento sul caso Delmastro
Il voto della Giunta ha provocato reazioni immediate e molto dure da parte delle opposizioni. In Parlamento si sono verificati momenti di forte tensione, con proteste, urla e accuse reciproche tra gli schieramenti. I parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno occupato simbolicamente i banchi del Governo esponendo cartelli con la scritta “Fuori le chat”, mentre da Fratelli d’Italia sono arrivate accuse di strumentalizzazione politica. In alcuni momenti la situazione è apparsa sul punto di degenerare, tanto da costringere la presidenza a sospendere temporaneamente la seduta.
Pd e Movimento 5 Stelle hanno parlato di uno “scudo” politico nei confronti di Delmastro, sostenendo che la decisione rischierebbe di ostacolare il lavoro della magistratura. Giuseppe Conte ha definito il voto “vergognoso”, chiedendo alla maggioranza di tornare sui propri passi, mentre esponenti del Partito Democratico hanno richiamato l’eredità morale di Paolo Borsellino, accusando il Governo di tradirne gli insegnamenti. Dalla maggioranza è arrivata una replica altrettanto netta, Fratelli d’Italia ha definito le opposizioni “Buffoni”, sostenendo che la scelta sia stata esclusivamente tecnica e fondata sul rispetto delle garanzie costituzionali previste per i parlamentari.
Le motivazioni del voto
Secondo la maggioranza, il punto centrale della vicenda è che Andrea Delmastro non è destinatario di alcuna indagine penale. Proprio per questo motivo la Giunta avrebbe ritenuto prevalente la tutela della riservatezza delle comunicazioni parlamentari rispetto alla richiesta avanzata dalla Procura di Roma. Giovanni Donzelli ha sottolineato che lo stesso Delmastro avrebbe manifestato piena disponibilità a collaborare, ribadendo di non avere nulla da nascondere e di lasciare ogni decisione agli organi parlamentari competenti. Anche l’avvocato della famiglia Caroccia avrebbe sostenuto che nelle conversazioni non ci sarebbero elementi penalmente rilevanti né riferimenti alla criminalità organizzata.
Il parere espresso dalla Giunta, però, dovrà essere sottoposto all’esame dell’Aula della Camera, chiamata a pronunciarsi con il voto previsto per il 30 luglio. Intanto, il procuratore capo Francesco Lo Voi sperava in un verdetto più collaborativo. “Il no non ci aiuterebbe”, aveva affermato Lo Voi. Qualora il Parlamento confermasse il diniego, la Procura potrebbe valutare il ricorso al conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale, chiedendo di chiarire i limiti tra le prerogative parlamentari e le esigenze investigative.
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