La violenza sessuale divide ancora una volta il dibattito politico e parlamentare. Giulia Buongiorno, presidente della Commissione Giustizia del Senato, ha depositato una proposta di riformulazione del cosiddetto ddl Stupro, il disegno di legge che modifica l’articolo 609 bis del Codice penale, con l’obiettivo di trovare una mediazione tra le forze politiche. Il testo sarà votato dalla Commissione la prossima settimana e punta a ridefinire il perimetro del reato mettendo al centro non più il consenso espresso, ma il dissenso della vittima.
Il nuovo testo stabilisce che “chiunque contro la volontà di una persona compie atti sessuali, ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni”. La volontà contraria, si legge nella proposta, deve essere valutata “tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso”, includendo anche i casi in cui l’atto avvenga “a sorpresa”, cioè approfittando dell’impossibilità della persona di esprimere il proprio dissenso.
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Il ddl Stupro e il precedente stop al Senato
Il disegno di legge sulla violenza sessuale, approvato dalla Camera lo scorso novembre, si fondava sul principio del consenso esplicito. In assenza di un sì chiaro e libero, il rapporto sessuale doveva essere considerato reato. Una normativa definita da più parti come una svolta culturale, ottenendo un ampio consenso a Montecitorio apparendo un ottimo compromesso bipartisan.
L’iter, però, si è bloccato al Senato dopo le perplessità espresse dalla Lega e in particolare dal vicepremier Matteo Salvini. Il leader leghista si era opposto al ddl ritenendo rischiosa la formulazione incentrata esclusivamente sul consenso, dichiarando: “Questa legge lascia troppo spazio alla libera interpretazione del singolo è una legge che rischia di intasare i tribunali e alimentare lo scontro”. Da qui la richiesta di una riscrittura del testo, che ha portato alla proposta di riformulazione presentata da Giulia Bongiorno, che si focalizza sul principio del dissenso e sulla valutazione del contesto.
I dettagli della nuova proposta di legge
Nello specifico, la riformulazione prevede un inasprimento delle pene da 6 a 12 anni di reclusione se il fatto è commesso mediante violenza, minaccia, abuso di autorità o approfittando di condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima. È inoltre prevista una diminuzione della pena, fino a due terzi, nei casi di minore gravità, valutati in base alle modalità della condotta e al danno arrecato.
Secondo Bongiorno, il nuovo piano normativo rappresenta “un buon punto di equilibrio”. Spiegando che “al centro resta la volontà della donna”, sottolineando come il testo includa anche le cosiddette condotte di freezing, ovvero tutte quelle situazioni in cui la vittima resta paralizzata e non riesce a reagire per manifestare il proprio dissenso verbalmente.
Le critiche dell’opposizione e i dubbi sul nuovo testo
L’Alleanza Verdi e Sinistra ha bocciato drasticamente la riformulazione, accusando Bongiorno di aver sconfessato l’accordo bipartisan raggiunto precedentemente alla Camera. “La violenza sessuale è un crimine contro le donne, senza un sì non c’è rapporto sessuale, ma un reato. Dal consenso si passa al dissenso: un enorme passo indietro”, ha dichiarato il capogruppo Peppe De Cristofaro, parlando di “vittoria dei veti della destra”.
Ancora più dura è stata la risposta della senatrice Ilaria Cucchi, che definisce il testo “inaccettabile”, affermando: “Per la destra chi subisce violenza ha l’onere di dimostrare perché non ha reagito o perché non ha detto un no abbastanza forte. Le leggi devono proteggere le vittime, non offrire possibili alibi agli aggressori”. Per Avs, sulla violenza sessuale “non sono possibili mediazioni”. La legge sul consenso informato “è una legge di civiltà che cambia prospettiva e ribalta decenni di stereotipi che hanno colpevolizzato le donne, invece degli aggressori” ha concluso Cucchi.
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